Probabilmente molti l’avevano dimenticata, o semplicemente non ci pensavano più, mentre Terrae Motus restava lì come un’onda sismica irrequieta, solo celata dagli eventi che le fluttuavano intorno. A risvegliarla ci ha pensato un anniversario. A dieci anni dalla morte del suo ideatore -il gallerista Lucio Amelio (Napoli 1931-1994)- e a più di vent’anni dal terremoto del 23 novembre 1980, la mostra permanente riapre, rinnovata.
Riaffiora, non solo per la sua nuova veste, ma per il fatto di essere affiancata da una serie di eventi temporanei i cui protagonisti saranno alcuni di quei 70 artisti di fama internazionale che il lungimirante Amelio aveva portato a Napoli una ventina di anni fa, seppure la Napoli di quel periodo stentava a rendersi conto della qualità dell’operato di Amelio, tanto da fargli donare a Caserta, per lascito testamentario, l’intera collezione.
Ad aprire questa ragguardevole rassegna è Mimmo Paladino. Terrae Motus “rinnovata” –inaugurata, con tutti i crismi, il 22 luglio, in presenza di Bassolino, presidente della giunta regionale, di Achille Bonito Oliva, direttore del progetto, Eduardo Cicelyn, curatore generale, (entrambi autori del libro su Lucio Amelio), di Rudi Fuchs, curatore della rassegna temporanea e di numerosi artisti e galleristi partenopei- ha stupefatto i presenti in particolare per il salto nel nuovo che gli spettatori erano invitati ad effettuare, seguendo il percorso espositivo.
L’ingresso, infatti, invita a ripercorrere la Terrae Motus di un tempo (con una nuova illuminazione) ormai nota, ma sempre affascinante, che è apparsa inaspettatamente più forte complice forse il duro accostamento alle ricche stanze affrescate della Reggia vanvitelliana.
Accostamento tra due secoli cui si aggiunge il confronto con l’oggi: nelle ultime quatto sale, sono ospitate le opere di Paladino, nell’ambito dell’iniziativa I maestri di Terrae Motus, a cura del critico olandese Rudi Fuchs.
Dall’opera curiosamente d’apres Beuys -un enorme disco con una quantità di cappelli- a quelle dorate immediatamente riconoscibili, fino alla versione tridimensionale di uno dei suoi caratteristici omini, in grandezza naturale, con il capo poggiato sulla tela che, probabilmente, più che averlo ospitato, stava per farlo.
Nessun rinfresco, anzi, atmosfera più che calda, data la giornata estiva e le finestre sprangate lungo l’intero percorso. Implacabili i giornalisti nei confronti di Bonito Oliva ed i cameraman della Rai su Bassolino. Sazi dell’evento consumato, a poco a poco, i visitatori hanno lasciato vuote le afose sale. Che presto, dopo Mimmo, torneranno ancora ad essere scosse.
genny capitelli
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