Gianfranco Botto (Torino, 1963) e Roberta Bruno (Torino, 1966) ci hanno abituati alla riproduzione di uno scenario suburbano in un contesto iper-urbanizzato. E hanno dimostrato coraggio nel ricreare un pezzo di realtà urlante le proprie contraddizioni, nel nucleo nel quale queste contraddizioni si generano. Ma come fare a portare un frammento della periferia torinese in quella piazza dei Martiri (o dei martìrii), sede di illustri banche, quotidiani ed ordini professionali, senza generare sgomento? Ci riescono Botto & Bruno: la loro poetica è oramai accettata e -di più- ricercata da collezionisti grandi e piccoli, quasi come se queste immagini di periferia si fossero davvero rigenerate secondo un principio estetico condiviso. E loro approfittano di questa posizione di rilievo nella quale la critica ed il mercato li hanno posti, non avendo paura di ripetersi, andandoci giù duro, sperando che, nella riproposizione ossessiva del loro messaggio, si possa finalmente aprire una breccia negli animi di coloro che guardano. I riferimenti ai fatti delle banlieues parigine sono diretti: fanzine e affiche, sui muri del ricostruito cinema Continental, riportano stralci di cronaca dei nefasti accadimenti. Il recupero delle fanzine rappresenta proprio la necessità di una comunicazione alternativa intorno a questi fatti. Costruire, con i frammenti di giornali, frasi del tipo: “La ‘feccia’ / ha rovinato la festa ad un sistema / politico chiuso in se stesso”. Oppure: “I giovani delle banlieues / appaiono come / i discendenti degli schiavi / importati con la forza”. Costruire queste frai significa smontare i pezzi di un’informazione e riorganizzarli, dando loro un altro o, forse, il vero senso nascosto fra le righe.
Non bisogna abituarsi all’estetica di Botto & Bruno, sarebbe come non leggere più il messaggio che c’è dietro il loro lavoro, come non vedere che nel video A concrete town, proiettato nel cinema–Porziuncola, al centro dell’installazione, sono i bambini, infine, a riappropriarsi dell’area di parcheggio appena asfaltata fra fumi infernali. Sono tanti i bambini che giocano nei parcheggi di asfalto, sono tanti di più rispetto a quelli che giocano in luoghi ameni. Per fortuna ci sono Botto&Bruno che non si stancano di raccontarlo.
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giovanna procaccini
mostra visitata il 1 marzo 2006
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