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fino al 27.IV.2007 | Federico Lombardo | Caivano (na), Castello medievale e Galleria Vulcano

di - 13 Aprile 2007

Gli sguardi dei personaggi ritratti da Federico Lombardo (Castellammare di Stabia, 1970) trafiggono, scrutano, si impongono prepotentemente su tutto il resto. Sono occhi di donne, mature o anziane, bambine e adolescenti che appartengono all’immaginario di Shining di Kubrick o al perverso Carrie, lo sguardo di Satana. Occhi rossi, cattivi e demoniaci che contraddicono la grazia e la leggerezza della stesura pittorica, la fluida naturalezza dell’incarnato, la gioiosa scelta dei toni. Negli acquarelli, che ritraggono tutti i volti in primo o primissimo piano, le fattezze letteralmente “sfocano” intorno all’unico punto di riferimento dello sguardo. L’acqua diluisce i contorni, sfuma i colori, lascia immaginare tutto il resto lasciando intatto un solo punto focale: l’orbita oculare, al cui centro l’iride e la pupilla sono definite senza imprecisioni. A questo punto la citazione colta, l’apparente legame con un passato pittorico, si arricchisce di una connotazione più attuale, rivela inquietudini mai confessate, possibili tendenze criminali, una funesta rappresentazione di ciò che si cela dietro l’apparente normalità. Lombardo coglie pose e movimenti molto intimi, privati, caricandoli di un significato narrativo perturbante. Crea un prima e un dopo quasi filmico, che travalica la semplice rappresentazione per immagini. C’è un’ambiguità di fondo che spinge lo spettatore a porsi domande su ciò che è successo o che sta per succedere. Come se fosse il remake di qualcosa di già visto o un sogno improvvisamente ricordato. E se questa indagine viene condotta attraverso la pittura, la pittura è in realtà un puro pretesto che resta in sordina, dietro le quinte, quasi solo per evocare la propria morte. Di questa operazione manuale, che implica un atto di manipolazione sulla materia, l’immagine reca le tracce nello stento parsimonioso del segno, nella rigidezza e nell’angolosità delle linee, nelle impronte evidenti della materia che rimandano alla grana sabbiosa della preparazione degli affreschi. Non è un’immagine che si libera dalla materia, ma che si imprime in essa come un atto di forza. Un gesto manuale che rimescola dimensioni, distanze, profondità, inaugura il corpo-volto come immagine prima del discorso, ambiguo e dissonante.
Ciò che apparenta questa alle analoghe soluzioni della pittura internazionale, britannica in particolare, è l’idea della “bellezza” che passando dalla dimensione dell’ideale a quella del reale, inverte il proprio significato, diventa bruttezza ma sempre conservando il suo segno d’elezione. Ecco perché nel corso del tempo Lombardo ritorna ossessivamente al tema del sesso: è il rapporto uomo-donna che sta alla base della società a essere minato profondamente, è proprio questo che la società deforma e rende perverso, negativo, alienante. È così estremo nell’eterno prevalere del principio maschile o femminile da saper nascere e morire all’interno del proprio spazio simbolico.

maya pacifico
mostra visitata il 28 marzo 2007


Federico Lombardo – The Reflecting Skin
Caivano, Castello medievale e Galleria Vulcano, via Matteotti 37/a
Napoli – A cura di Lorenzo Canova
Catalogo italiano/inglese disponibile in galleria
081 8344733 – info@vulcanocontemporaryart.com
www.vulcanocontemporaryart.com – Ingresso libero
Castello medievale: lunedì – venerdì 10,00 – 13,00
Galleria Vulcano: mercoledì – venerdì 17,30 – 19,30
Sabato 10,30 – 13,00 e su appuntamento


[exibart]

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