Inorgoglita dalla presenza dei suoi Yang Fudong e Ugo Rondinone alla Biennale di Venezia 07, la Galleria Raucci/Santamaria compie l’ennesimo sforzo, arduo, di agganciare in un unico evento una personale e una collettiva.
Il pilastro ruotato che domina il centro dello spazio A della galleria pare fare il verso al titolo della collettiva, My Flashing Laundrette: come rigettati da una centrifuga indemoniata, vanno in mostra bagliori d’oscurità di tre artisti d’oltreoceano, legati tra loro da una matrice dark. I nomi sono quelli di David Noonan (Ballarat, Australia, 1969; vive a Londra), Adam Putman (New York, 1973; vive a Long Island City) e Ewan Holloway (La Mirada, California, 1967).
Tra i tre, Putman spicca per quantità d’opere esposte. Tre cianotipi, raffiguranti altrettante architetture tenebrose -ciminiera, obelisco e strada a scacchiera- attraverso i quali si rivisita in chiave cupa il più malinconico dei momenti metafisici per sfociare in un espressionismo tout court, insieme ad un grande dagherrotipo, nel quale le tre forme si sovrappongono creando un non-luogo arcano, raggiungibile solo nei meandri dell’ego.
Noonan, invece, espone tre grandi lavori serigrafati, legando al supporto grezzo di juta immagini sfocate di volti coperti da maschere zoomorfe e fitoformi. Mentre Holloway porta a Napoli una sola opera appartenente alla serie di sculture ferrose e filamentose che lo hanno fatto conoscere. Untitled Sculpture è il titolo della composizione, che rappresenta un piccolo diavolo tenuto in bilico da esili aste d’alluminio, a loro volta sbilanciate da giunture svincolanti.
Nella galleria di corso Amedeo di Savoia c’è spazio anche per la personale di Norbert Schwontkowski (Brema, 1949). Il professore di pittura (insegna alla Hochschule für Bildende Kunst di Amburgo) espone ininterrottamente da cinque lustri fondendo le atmosfere romantiche alle vedute giapponesi della
Rimane il rimpianto di non aver visto cedere alla prima monografica napoletana di Schwontkowski entrambi gli spazi della doppia galleria, rimandando My Flashing Laundrette ad una più meditata pulsione organizzativa. Le opere della collettiva sembrano forzatamente raggruppate in nome dell’oscurità. Si spera che le sole atmosfere suggerite bastino a fare da collante, ma dall’impasto non prende forma un piacevole contrasto dialettico, né una lettura consequenziale delle opere. Non un’accattivante amalgama ma una sterile mistura. Il cocktail non sempre riesce.
luigi rondinella
mostra visitata il 22 maggio 2007
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Sei proprio sicuro che l'accostamento della pitura di Schwontkowski con l'art brut sia calzante? Il fatto che i suoi lavori non siano "realistici" in senso stretto non lo inserisce nell'alveo degli outsider artists. Anzi, credo che la sua padronanza tecnica e la sua formazione artistica lo pongano su posizioni diametralmente opposte...
Forse il paragone è da rivedere..
Caro recensore, invece di fantasticare su raucci e santamaria, sei proprio sicuro di capire ciò che vedi..... Sai i lettori sono esigenti......
e siamo sicuri che l'accostamento con Elio Waschimps sia così pertinente? Tra l'altro, l'aggettivo 'recente' per una mostra tenutasi un anno fa non è poi così opportuno, anzi è un'informazione inesatta per il lettore. Con tutto il rispetto per Waschimps e la sua bella mostra di Castel dell'Ovo, ma non vedo proprio quale sia il nesso tra due pittori che operano in realtà - non solo geograficamente - tanto lontane e che quasi certamente ignorano l'esistenza l'uno dell'altro...