A metà strada fra
un reportage e una riflessione concettuale, a risaltare è proprio il contrasto
tra ciò che dovrebbe essere naturale, pulito e incontaminato, con ciò che
invece risulta fasullo, dannatamente finto e inquinato dalla presenza umana. Il
lightbox della fotografia dell’albergo di Cortina con la sua allucinata insegna
luminosa e i suoi artefatti davanzali fioriti certamente ben rende il senso di
artificiale e di kitsch, tanto da far apparire pletorica l’installazione di un
vaso decorato con cuori naïf e con tanto di fiori dipinti, nel tentativo di
isolare e decontestualizzare un oggetto simbolo e riconoscibilissimo di quei
luoghi. L’invasione dello spazio naturale è ben riassunto anche dall’eloquente
fotografia del parcheggio, che fa risultare decisamente pleonastica la scelta
di esporre il salatissimo biglietto acquistato alle Tre Cime di Lavaredo a mo’
di cimelio.
E finalmente eccoli
quegli invadenti turisti, scaricati dalla seggiovia, come anime che arrivano in
Paradiso, circondate solo dal bianco e dalla luce, nell’ironico video
riproposto senza sosta e dal vago sapore metafisico. Le loro colorate tute
macchiano il candore e l’opacità dello sfondo innevato, quasi a rappresentare
il perpetuo e ottuso imbrattamento di luoghi celestiali da parte della presenza
umana.
Insomma, se
l’intento appare indubbiamente nobilissimo, così come apprezzabile è l’ironia
di fondo, non si può tuttavia dirsi soddisfatti dall’operazione. Dal punto di
vista del significato, va detto che non vi è assolutamente nulla di originale
nella riproposizione del solito discorso sul turismo di massa che ha
mortificato luoghi naturalistici e d’arte, sulla presenza invasiva di
visitatori spesso ignoranti e incivili, e sul cattivo gusto che regna in molte
di queste località. Dal punto di vista invece del significante, c’è da
chiedersi la ragione per la quale spesso si tenta di emanciparsi dalla
fotografia quando questa da sola può raccontare efficacemente più di mille
microinstallazioni.
Alla fine si ha
l’impressione di trovarsi dinanzi all’ennesima riflessione artistica permeata
da facile sociologismo e venata da un certo ipocrita snobismo di fondo. Tipico
di quelli che vanno in giro, fanno i turisti ma criticano gli altri turisti,
documentano né più né meno di un fotoamatore il proprio viaggio e hanno poi la
presunzione di far divenire tutto ciò un oggetto artistico, adoperando diversi
mezzi espressivi.
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Allo Studio
Trisorio di Roma nel 2008
giulio brevetti
mostra visitata l’8
febbraio 2011
dal 16 dicembre 2010 al 28 febbraio 2011
Raffaela Mariniello – Bellevue
Studio Trisorio
Riviera di Chiaia,
215 (zona Chiaia) – 80121 Napoli
Orario: da lunedì a
venerdì ore 10-13.30 e 16-19.30; sabato ore 10-13.30
Ingresso libero
Info: tel./fax +39
081414306; info@studiotrisorio.com; www.studiotrisorio.com
[exibart]
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