La mostra presenta il restauro di sei opere di proprietà della Fondazione Carlo Levi che coprono tutta l’esperienza artistica del pittore, dal 1922 al 1960. Partendo da “Natura morta con teschio” (1922) e “Manichino” (1923), testimoni dell’incontro con de Chirico e Savinio, si passa attraverso il periodo artistico del gruppo dei “Sei di Torino” fino al “Ritratto del poeta Palacios” del 1960, esito ultimo di una ricerca che lo spinge fino alla pittura materica data con pennellate spesse, con il colore applicato direttamente dal tubetto.
I dipinti prima del restauro mostravano, nonostante la loro giovane età, diffusi problemi di degrado, in particolare a danno dei supporti: cartone, multistrato di legno e tela. Gli interventi, eseguiti dall’Istituto Centrale del Restauro, sono iniziati con indagini diagnostiche per l’individuazione esatta dei materiali costituenti e dei principali agenti di degrado.
Il Ritratto del padre (1925) presentava un sottile strato di preparazione chiara a gesso e colla fortemente decoesa. Sul verso degli altri due olii su cartone, c’erano piccole macchie di colore rosso-bruno, tipico fenomeno di alterazione della carta detto “foxing”. Il supporto era costituito da una pasta di legno ricca di impurità, che risultava molto sensibile alle variazioni microclimatiche di temperatura e umidità, con conseguente separazione degli strati di fibre in prossimità degli angoli.
Il restauro è consistito nel consolidamento degli strati decoesi, utilizzando adesivi applicati a pennello e fatti aderire a pressione per un’ora.
Due gli olii su tavola di compensato: le “Due donne” del 1923 ed il “Nudo” del 1926. Quest’ultimo, che testimonia il momento di avvicinamento dell’artista a Parigi, presentava un’estesa lacuna nella parte superiore che si è scelto di riportare al colore del legno di fondo senza operare la reintegrazione pittorica a tratteggio perché sarebbe risultata arbitraria. Le due tavolette erano state danneggiate dall’acqua, che aveva invaso i locali in cui erano conservate, con conseguente perdita totale dell’adesivo che teneva insieme i diversi strati del legno, imbarcamento e formazione di ruggine sui chiodini di ancoraggio. Dopo aver rimosso o isolato con cera i chiodi arrugginiti si è consolidato con una sostanza a base non acquosa per evitare nuovi problemi di movimenti del supporto. Il “Ritratto del poeta Palacios”, infine, eseguito ad olio su tela, è stato risarcito dopo aver subito un accidentale colpo dal retro.
La mostra ha il pregio di spiegare con molta accuratezza tutte le fasi del restauro, ed oltre a rendere omaggio ad un grande artista del 1900, pone l’attenzione sulle problematiche legate al restauro delle opere d’arte contemporanea, ancora poco indagate.
francesca della gatta
mostra visitata il 20 gennaio 2004
Pace Gallery taglia un terzo del suo roster di artisti e licenzia 50 dipendenti: è questo il bilancio del piano…
L'ombra dell'albero: al museo Madre di Napoli torna la rassegna di video d'artista, questa volta con una selezione di opere…
Kader Attia è stato nominato curatore della Kochi-Muziris Biennale 2027: il profilo dell’artista franco-algerino e una breve storia della principale…
Dai limoni parigini di De Pisis alla Zattera della Medusa rivisitata da Guttuso: a Milano, Finarte porta sotto il martello…
Una mostra alla Fondazione Sabe per l’Arte mette in relazione le ricerche di Remo Salvadori, Alice Cattaneo ed Elisabetta Di…
Al Castello Aragonese di Reggio Calabria apre Condominio Mediterraneo, progetto dell’Accademia di Belle Arti nato dai workshop con Giulia Piscitelli,…