Non solo una mostra di opere d’arte, ma un omaggio ad un artista, ad uomo, ad un teorico, un “attivista dell’arte” pronto a salvaguardare le proprie idee, la propria storia. Che per intensità e ricchezza è divenuta la storia di molti. L’esperienza di Achille Perilli ha attraversato il secolo e lo ha anche forgiato in molti degli aspetti culturali, a partire dal 1947 con il manifesto Forma 1 fino alle esperienze più recenti, non solo espositive. La mostra ripercorre tutto il viaggio artistico dal 1958 fino ai nostri giorni. Un viaggio intenso e caratterizzato da una spiccata coerenza di contenuti formali.
Il percorso si apre con Gli amici poeti (1958), un’opera in cui il rigoroso geometrismo è soppiantato dalla pura matericità e prosegue con l’Affare della Slot Machine (1962), in cui il titolo tradisce una mondanità ed un intrigo che sono espressi attraverso sagome informi e linee spezzate. Sono presenti in mostra due dei lavori che furono esposti alla Biennale del 1962: Misteri della Sproporzione e La Pelle del Computer; qui il segno accompagnato da tinte tenui è rafforzato da sezioni di colore
L’inaugurazione della mostra è stata affiancata da una conferenza con interventi di Simonetta Lux, Angelo Trimarco, Pina De Luca, Giuseppe Appella e soprattutto lui, Achille Perilli. È stata quindi raccontata la storia legata alla pubblicazione del volume Achille Perilli. Gli anni di Civiltà delle macchine, ma questo è diventato solo pretesto per raccontare aneddoti e Perilli anche in questo è maestro. Il suo intervento è stato lucido, ironico e commovente, in bilico tra storia personale e storia dell’arte.
tiziana di caro
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