Numerose città italiane sono legate ad un denominatore comune: Gemine Muse. Una mostra che coinvolge gli artisti che fanno parte del gruppo G.A.I. e si svolge in ognuna di queste città, da Aosta a Catania, passando per Caserta, dove Riccardo Battaglia e Tony Corbo espongono nella Reggia Vanvitelliana.
Entrambi hanno già lavorato sulla stratificazione tra antico e contemporaneo nella mostra Già fatto!? nella ex Caserma De Martino a Casagiove, dove presentavano un’opera inedita di un’artista esistente, integrandosi con le scelte stilistiche, filosofiche e materiali di quest’ultimo. Questa volta il dialogo è con la mole della Reggia di Caserta.
Tony Corbo sottolinea con la sua opera le deturpazioni urbanistiche perpetrate alla reggia ed ai suoi dintorni. Rivisita in versione contemporanea un’opera di Antonio
Riccardo Battaglia, invece, si sofferma sull’aspetto misterioso del grande palazzo. Battaglia sceglie la stanza più ambigua e segreta: il bagno della regina Maria Carolina, dove alcun visitatore era ammesso e dove la regina amava viziare il suo voyeurismo attraverso un gioco di specchi che le permetteva di osservare ciò che avveniva all’interno delle altre stanze e persino fuori della Reggia, senza essere vista. Questa volta, però, compare in quel bagno un personaggio femminile nuovo: un personaggio spiato che non ha modo di spiare, perché viene sorpreso dalla sua vittima. I passanti-spettatori da spiati si tramutano in spia, e Maria Carolina viene ferita con la sua stessa arma e, perché no, uccisa, come Janet Leigh in Psycho, che è l’immagine rappresentata da Battaglia. Posta sulla parete dove è presente la vasca della regina, l’attrice è rappresentata nel momento in cui viene colpita emotivamente, in cui scopre di essere osservata morbosamente.
genny capitelli
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