Il nuovo numero di exibart onpaper, il 133, arriva in un momento in cui Venezia torna a essere il luogo di massima concentrazione del sistema dell’arte globale. In concomitanza con l’apertura della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, exibart dedica alla manifestazione e alla città uno speciale cartaceo in lingua inglese, con parti in traduzione italiana, pensato per accompagnare i giorni più intensi della vernice, senza farsi travolgere dalla saturazione di eventi. Uno strumento di orientamento critico, ragionato, nella marea di appuntamenti che si diffonderanno tra Calli e Sestieri, costruito con il nostro stile: raccogliendo voci, anticipazioni, prospettive e letture trasversali su ciò che accadrà nei Giardini, all’Arsenale, nei Padiglioni nazionali e negli spazi d’arte e cultura.
A fare da soglia è l’editoriale di Giulia Ronchi, che non poteva non confrontarsi con la situazione burrascosa che ha accompagnato la preparazione di questa edizione. Una condizione inedita, che segna una cesura evidente rispetto alla Biennale del 2019 curata da Ralph Rugoff, quasi premonitrice già nel titolo, May You Live In Interesting Times. Da allora, tra pandemia, accelerazione delle big tech, intelligenze artificiali ormai di dominio pubblico e guerre altrettanto diffuse, i tempi si sono fatti ben più che interessanti. «È il punto di non ritorno di un sistema che pareva immutabile, costruito su architetture che conservano ancora oggi la forma e il pensiero di inizio Novecento», scrive Ronchi. A questa lettura fa eco Cesare Biasini Selvaggi, che nel suo editoriale osserva: «La 61. Esposizione Internazionale d’Arte si apre in un momento della storia in cui le “tonalità minori” — quelle dell’ascolto e della riflessione — sembrano l’unica risposta possibile al fragore delle armi e delle sanzioni. La Biennale 2026 non è una bolla sospesa: al contrario, è il sismografo delle nostre faglie geopolitiche».
Il primo capitolo del giornale è dedicato alla mostra centrale. Elsa Barbieri firma una messa a fuoco sul progetto curatoriale e sul lascito di Koyo Kouoh, scomparsa durante il lavoro per la Biennale. Pur essendo apparsa poco nella gestione pubblica dell’edizione, ha lasciato molto nelle intenzioni e nella struttura di pensiero dell’Esposizione Internazionale. A seguire, il numero approfondisce una delle novità più significative di questa edizione: la ristrutturazione del Padiglione Centrale ai Giardini affidata a studio Labics, raccontata in un’intervista, insieme ad Arianna Laurenzi, direttrice dei progetti speciali della Biennale di Venezia, condotta da Luca Molinari.
Il percorso prosegue con i Padiglioni nazionali, a partire da quello più vicino: il Padiglione Italia, che quest’anno assume una dimensione orizzontale e partecipativa con il progetto di Chiara Camoni. A raccontarne le premesse è la curatrice Cecilia Canziani, in un’intervista che permette di entrare nel metodo e nella costruzione del progetto. Si passa poi alla Spagna, con l’intervento di Oriol Villanova, analizzato da Carolina Ciuti, direttrice di exibart.es, e al Qatar, alla sua prima partecipazione alla Biennale, con un progetto costruito attorno alla figura di Rirkrit Tiravanija, raccontato da Sheikha Reem Al Thani, Acting Deputy CEO of Exhibitions, Public Art, and Rubaiya Qatar at Qatar Museums, e dai curatori Tom Eccles e Ruba Katrib nell’intervista di Zaira Carrer.
Il numero attraversa poi altre geografie e altre urgenze. Paola Pulvirenti approfondisce il Padiglione Etiopia di Tegene Kunbi, dove la monumentalità del tessile assume la forma di una koinè visiva e culturale. Manuela De Leonardis intervista il team curatoriale del Padiglione Uzbekistan, che affronta la scomparsa del lago centrale del Paese come storia di resistenza, perdita e trasformazione del territorio nazionale. Una lettura ampia e trasversale è poi dedicata ai Padiglioni dell’America Latina da Benedetta Casini, direttrice di exibart.latam: una panoramica che mette a confronto temi artistici e curatoriali ma anche le forti disparità economiche e strutturali che condizionano la produzione culturale del Continente.
Il terzo capitolo guarda alla città e alle mostre che si aprono attorno alla Biennale. La copertina del 133 è infatti dedicata a Shirin Neshat, artista iraniana spesso al centro della scena per la sua ricerca fortemente incentrata su temi di attualità e sull’eredità culturale del proprio Paese. Con Banca Ifis e in collaborazione con Associazione Genesi, Neshat presenta DO U DARE!, nuova trilogia filmica allestita a Palazzo Marin. Questa volta, il suo progetto non affronta direttamente l’Iran ma riflette su censura e identità attraverso la storia di Nasim Najafi Aghdam, artista, attivista e youtuber iraniana che nel 2018 attaccò la sede di YouTube, società da cui si sentiva discriminata e penalizzata, per poi togliersi la vita poche ore dopo.
Tra le altre mostre veneziane, il numero si sofferma su Helter Skelter di Arthur Jafa e Richard Prince alla Fondazione Prada, una distopia dell’immaginario americano osservata con sguardo reale e disilluso. Valentina Casacchia racconta Canicula, terzo e ultimo capitolo della Trilogy of Uncertainties della Fondazione In Between Art Film, ospitato al Complesso dell’Ospedaletto. C’è poi l’intervista a Emilia Kabakov, che porta a Venezia un Diario intimo a Ca’ Tron, un progetto pensato con Ilya Kabakov quando era ancora in vita: una connessione profonda con Venezia e con i veneziani, lontana dalla vetrina consumata e vorace del turismo attuale, alla ricerca di una dimensione sacrale ma non spettacolarizzata della collettività e degli individui.
Lo speciale attraversa anche altri luoghi e nuove aperture: dal Muvec di Mestre, nuovo museo d’arte contemporanea in terraferma, nato in connessione con i Musei Civici veneziani, fino alla mostra di Lee Ufan da SMAC Venice, raccontata da Luca Maffeo. A orientare fisicamente il lettore nella densità degli appuntamenti arrivano poi le mappe di Untitled Association, pensate come una bussola per muoversi nella laguna (ogni giorno pubblicheremo sul nostro sito una guida quotidiana alle aperture del giorno). In chiusura, l’exibastro di Luciana Berti, con le vite d’arte orientate dalle stelle che, questa volta, si specchiano nell’acqua veneziana.
Trovate exibart onpaper 133 in distribuzione ai Giardini e all’Arsenale il 6, 7 e 8 maggio, negli spazi d’arte e cultura di Venezia e in tutta Italia. E lo potete acquistare anche online, singolarmente oppure in abbonamento.
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