Categorie: On paper

exibart onpaper 132: dentro al momento più intenso del calendario artistico

di - 15 Aprile 2026

Milano, punto di convergenza in cui fiere, mostre, progetti e visioni si addensano fino a diventare quasi impossibili da tenere insieme. È questo panorama, scosso da un’energia creativa e, insieme, da tensioni sempre più evidenti, che si delinea gradualmente tra le pagine di exibart onpaper 132, il nostro nuovo numero cartaceo che presentiamo nel nostro stand a miart, in programma dal 17 al 19 aprile 2026, e che potrete trovare nelle gallerie e negli spazi d’arte in tutta Italia. Un numero che prova a stare dentro questo momento, prendendone le misure, interrogandone i limiti, saggiando le prospettive, per restituire la complessità di un sistema sempre più intrecciato e stratificato.

Tre fiere convivono e si osservano nella Art Week 2026 della città meneghina. Paris Internationale, per la prima volta fuori da Parigi, arriva con una postura precisa, raccontata da Silvia Ammon nell’intervista di Erica Roccella: un equilibrio tra emergente e affermato, tra generazioni e linguaggi, come tentativo di restituire il polso reale della produzione contemporanea. Poi miart, che compie 30 anni e li celebra nella South Wing di Allianz MiCo, con una nuova edizione raccontata da Elsa Barbieri. E infine MEGA Art Fair, “l’altra” fiera, nel senso più letterale del termine: un dispositivo che prova a scardinare il format stesso della fiera, ripensandone tempi, relazioni e modalità di partecipazione, come emerge dalle parole della fondatrice Marta Orsola Sironi nell’intervista di Andrea Tricarico.

All’orizzonte di questa triangolazione, si staglia l’imminente Design Week. Un organismo parallelo e complementare che amplifica ulteriormente la densità del calendario. Dalla fiera di Rho al Fuorisalone diffuso, tra grandi brand e pratiche sperimentali, l’articolo di Marco Petroni prova a orientarsi – e a orientarci – in quella che è ormai una vera e propria giungla urbana di eventi.

Ma in exibart onpaper 132 proviamo anche a spostare lo sguardo su ciò che questo stesso sistema produce, spesso in maniera meno visibile. La seconda parte del numero entra nel cuore di una questione che riguarda tutti: il rapporto tra cultura, pubblico e sostenibilità. Con l’avvicinarsi dei grandi flussi primaverili, tra ponti e festività, il tema dell’overtourism investe sempre più direttamente anche i luoghi della cultura. Paola Pulvirenti ne discute con le voci di Andreina Contessa e Claudio Parisi Presicce, mentre Marco Amore e Matteo Binci analizzano le trasformazioni in atto nei modelli di gestione museale: dalla regolazione dei flussi alla costruzione di un’esperienza di visita che tenga insieme tutela, accessibilità e sostenibilità economica.

È qui che il discorso si allarga. Perché dietro la vitalità del sistema culturale si nasconde una frattura più profonda. Lo shock energetico, come lo definisce Giulia Ronchi nel suo editoriale, attraversa il presente e ne incrina le certezze. Le raccomandazioni a limitare gli spostamenti, a ridurre i consumi, entrano in frizione con un calendario che sembra invece chiedere presenza continua e altissimi standard di mobilità. E allora la domanda diventa inevitabile: quale modello stiamo sostenendo? Cesare Biasini Selvaggi, nel suo intervento, parla di “Extractive Tourism of the Soul”. Una formula che restituisce l’ambivalenza del sistema: da un lato la produzione di senso, dall’altro il rischio di un consumo accelerato di territori e immaginari.

Su questo crinale si muovono anche gli altri contributi del numero. Dal boom del cinema coreano analizzato da Luigi De Felice, al teatro di Jan Fabre raccontato da Simona Isacchini, fino alla moda, con Federico Poletti che individua in alcune giovani realtà italiane – Cavia, Pecoranera, Florania – una progettualità che prova a tenere insieme fashion design e sostenibilità.

E poi le immagini. Quelle di Davide Monteleone, che introducono il numero come una traccia visiva potente e necessaria, riportando il discorso alla materia: l’estrattivismo, i territori sfruttati, le geografie fragili. Un controcampo che ci fa addentrare nella profondità della questione. Anche la cover registra una tensione del contemporaneo: lo scatto di Marco Rubiola ritrae un pagliaccio, parte di un collettivo di attivisti, di fronte alla polizia durante una protesta. L’immagine, proveniente dalla mostra SCARECROW a Flashback Habitat, condensa una possibile forma di resistenza creativa attuabile in questo presente, un gesto simbolico, traslato, che esprime una drammatica frizione politica.

Per la rubrica libri, la recensione di Marco Petroni dedicata a Filosofia e critica dell’Antropocene di Giulio Pennacchio e Alessandro Volpi, aggiunge un ulteriore tassello al discorso che percorre tutto il numero: come ripensare il rapporto tra cultura, ambiente e futuro. A chiusura, il consueto appuntamento con le vite d’arte orientate dalle stelle, di Luciana Berti.

Trovate exibart onpaper 131 al nostro stand a miart, negli spazi d’arte e cultura di Milano e in tutta Italia. E lo potete acquistare anche online, singolarmente oppure in abbonamento.

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