Categorie: Opening

A proposito di “Talìa”

di - 25 Giugno 2018
Palermo in questi giorni è un vero e proprio incubatore di giovani, promettenti talenti. A partire da quelli locali. Che ci sono sempre stati. Ma, probabilmente, mancavano degli inneschi. Che ne facessero detonare i muri degli studi per farli uscire allo scoperto. O che spingessero noi addetti ai lavori a prenderne visione dedicando alcune giornate al capoluogo siciliano. Molte delle micce che hanno prodotto questa straordinaria, imprevedibile reazione a catena sono continentali. Così, ci sono gallerie da Napoli, Roma, Milano, dal cuore stesso della Mitteleuropa, che hanno “preso armi e bagagli” per trasferirsi a Palermo in spazi temporanei. In appartamenti dall’infilata di pavimenti in preziosa maiolica primi Novecento, in palazzi affrescati tra i ponteggi di restauri in corso e il via vai di operai non avvezzi a tanta gente tra i piedi. In “cavallerizze” e stalle che sembrano aver da poco “sfrattato” gli ospiti equini. Anche gli spazi del no-profit sono piombati qui in massa. A loro agio in contesti alternativi. E a Palermo hanno avuto, neanche a dirlo, l’imbarazzo della scelta. Così accade che oggi uno di loro, il romano “Spazio Y”, inauguri alle ore 19 una collettiva di giovani e giovanissimi artisti (Stefania Artusi, Orazio Battaglia, Fabrizio Cicero, Emilia Faro, Alice Grassi, Chiara Gullo, Adriano La Licata, Raffaele Milazzo) a Palazzo Savona, in via Roma 206. Non c’è, tuttavia, da farsi confondere dai nomi altisonanti che hanno un po’ tutti gli edifici del centro. Perché ci troviamo in un primo piano che ospitava una sartoria, al quale si accede da un ingresso sulla strada, cioè da un negozio o, meglio, da un ex negozio di abbigliamento dove, provvisoriamente, è parcheggiata una Ferrari d’epoca del proprietario delle mura.
Catalizzatore di un’etica della possibilità che intende innescare processi di riattivazione della periferia attraverso momenti di condivisione delle pratiche del contemporaneo, Spazio Y è attivo ormai da anni nel quadrante est della città di Roma. I membri del collettivo di Spazio Y sono
Paolo Assenza, Ilaria Goglia, Silvia Marsano, Germano Serafini. Devo a loro la visita in preview della mostra odierna a Palermo (aperta fino al prossimo 15 luglio) dal titolo “TALÌA: ricerche siciliane”. Ho potuto incontrare soltanto alcuni degli artisti invitati. Siciliani, generazione 1990/1991. Diversi tra loro per prospettive formali ed estetiche, per temi indagati, come i ruoli domestici, la quotidianità e le attività a essa legate, il lavoro manuale e le memorie racchiuse nelle cose e nei luoghi che ci circondano. Ma accomunati da quel pensiero ricorrente della morte. Puntuale come l’incrollabile pessimismo di Gesualdo Bufalino che vedeva nella Sicilia «una mischia di lutto e di luce». E «dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare inaccettabile la morte». Quindi, nonostante tutto, tutti loro tradiscono, o rivelano, l’appartenenza innegabile a quello che si evoca come “genius loci”. Lo fa Chiara Gullo nella sua rigorosa, tosta ricerca incentrata sulla fruizione di esperienze analizzate attraverso un lavoro introspettivo di completa immersione, e la sua rielaborazione tramite l’uso del suono e della tecnologia. Come il suo inquisitorio scranno di chiesa percorso da una luminosa e rumorosa concatenazione di lettere ambivalenti tra la parola “DIO” e “ODIO”. Lo fa Raffaele Milazzo con le sue esuberanti installazioni di cuscini e materassi, elementi che più di qualsiasi altro sono in grado trasformarsi, adattarsi e di trasmettere l’inquietudine domestica, le paure sottili e silenziose che nascono e crescono nei luoghi dove nasciamo, cresciamo e, comunque, viviamo. Lo fa Stefania Artusi che coniuga una ricerca sociologica a un complesso esperimento linguistico scaturito da tematiche legate al viaggio e all’attuale fenomeno migratorio nel Mediterraneo. Lo fa Adriano La Licata nei suoi scatti di luoghi e oggetti che gli rievocano mentre è all’estero, in una sorta di “ready made” della memoria, la sua Sicilia, la tipica silhouette a triangolo manifestatasi persino in una bistecca. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Raffaele Milazzo, Talìa
In homepage: Chiara Gullo, Talìa

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