Câè unâarea geografica non segnata da confini amministrativi nĂŠ cartografici. E non mi riferisco alla leggendaria Area 51, la vasta zona militare nello stato statunitense del Nevada. Quella che ci riguarda oggi è molto piĂš vicina a noi. Ma non meno sorprendente. Ă lâarea ladina (Ladinia), una regione culturale che ha come uniche frontiere quelle naturali. Costituita da valli sudtirolesi, trentine e venete, nelle quali lâuso dellâantica lingua retoromanza diventa veicolo di coesione e trasmissione identitaria. E la tradizione secolare della scultura lignea ne rappresenta il ponte con la scena artistica internazionale. Dal tempi del medioevo, con le celebri madonne romaniche, al barocco, con i fastosi altari policromi, ai nostri giorni, con gli immaginifici ibridi umanoidi e le altre chimere dellâodierna societĂ , sospesa comâè tra scienza e fantascienza.
SĂŹ. Ă proprio cosĂŹ. Nelle valli delle Dolomiti, dove abbonda il legno, accanto allâartigianato artistico (quello, per intenderci, dei presepi e degli altri manufatti folcloristici che molti avranno in casa), negli ultimi trentâanni si è registrata unâinaspettata evoluzione. Protagonisti di questo upgrade sono alcuni artisti attivi in questâarea culturale. Una voce minoritaria, certamente, ma autorevole nellâecosistema dellâarte contemporanea italiana ed europea, capace di riscuotere crescente interesse e attenzione da parte della critica, dei musei e del collezionismo, sia pubblico sia privato. E, aggiungo, da parte di un pubblico di giovani e giovanissimi. Proprio la generazione dei millennials, quella che ha in una mano lo smartphone e nellâaltra il visore per la realtĂ aumentata. E che predilige spesso proprio quegli artisti che coniugano tecniche antiche, abilitĂ manuali e iconografie attuali. Anzi avveniristiche. Ma è il momento di fare qualche nome: Livio Conta, Giorgio Conta, Fabiano de Martin Topranin, Aron Demetz, Gehard Demetz, Peter Demetz, Arnold Holzknecht, Walter Moroder, Hermann Josef Runggaldier, Andreas Senoner, Peter Senoner, Matthias Sieff, Adolf Vallazza, Willy Verginer e Bruno Walpoth. Sono tutti maestri ladini dellâarte dellâintaglio, protagonisti della mostra âLegno. Un itinerario nella scultura contemporaneaâ che si inaugura oggi alla Galleria Civica di Trento, da oltre tre anni annessa al Mart di Trento e Rovereto. Il percorso espositivo propone una selezione di circa 40 tra loro sculture e installazioni, tutte incentrate sulla ricerca sul corpo, tra rappresentazioni in scala 1:1 drammatiche o spiritose, con ritratti realistici, corpi alieni, totem divini, simulacri dagli echi âcosplayerâ. Insomma, unâinterpretazione dellâattuale specie umana che avrebbe fatto impallidire in un colpo sia Darwin che Freud. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Arnold Holzknecht, Figura, 2008, particolare. Courtesy Galleria Doris Ghetta, Ortisei. Foto: Mart, Jacopo Salvi
In homepage: Willy Verginer, Komm lieber Mai und macheâŚ., 2015, particolare. Collezione privata. Foto: Mart, Jacopo Salvi