Categorie: Opening

Luca Gilli. Se questa è fotografia

di - 8 Febbraio 2018
Se per Pablo Picasso «la scultura è il miglior commento che un pittore possa fare sulla pittura», probabilmente per Luca Gilli (1965) la pittura è, invece, il miglior commento che un fotografo possa fare sulla fotografia. D’altronde nella mostra “Di/stanze”, che raccoglie da oggi al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano 21 sue fotografie, l’artista presenta una selezione di scatti «tra i più “pittorici”», come scrive il curatore Matteo Bergamini.
Pittura e fotografia, tuttavia, non appaiono come gemelle diverse separate dalla nascita solo nella ricerca di Gilli. Perché questo dualismo simbiotico ha attraversato tutto il XX secolo, fino a che, per usare le parole di Giulio Carlo Argan «l’arte andò via via distaccandosi, per differenziarsi, dal concetto classico della mimesi, e si costituì in proprio una morfologia e un lessico senza radici naturalistiche. Ma la divisione di campo non durò, la fotografia invase anche quel dominio: si presentò come operazione più mentale che tecnica, potenzialmente creativa come e più dell’arte».
La tecnica dello sfocato “pittorico”, dell’effetto cosiddetto “fuori fuoco” o “flou”, è entrata nei lavori recenti di Gilli dal titolo “Incipit” e “Blank” – dedicati rispettivamente alla costruzione del padiglione della Santa Sede a Expo Milano 2015 (“Incipit”) e all’indagine di spazi interni in costruzione, ambienti chiusi e cantieri (“Blank”, 2008-2017) –, mettendo in discussione cosa sia l’essenziale e cosa sia, invece, il trascurabile sul piano della composizione dell’architettura. Una ricerca metafisica, pertanto, che un quadro realistico avrebbe impedito perché non potrebbe dare  più di ciò che appare, per esempio di pennellate di colore su muro e cemento umido, di sacchi di polistirolo, canaline elettriche, tracce di lapis da muratore, di future bocchette d’areazione o tubi di scarico.
Da questo melting pot di illusioni di matrice pittorica e immanentismi di stampo fotografico, di fuori fuoco al limite della dissolvenza, anzi della dissoluzione iconica, deriva per l’osservatore quell’ambivalenza vertiginosa tra percezione soggettiva ed esperienza oggettiva, dove la sovraesposizione di luce crea muri senza fine né angoli, spazi senza profondità, inscenando la probabilità dell’esistenza, per l’appunto, di quelle “Di/stanze” fotografate. E, da oggi, in mostra. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Luca Gilli, Blank #8258, 2011, Courtesy Paola Sosio Contemporary Art
In homepage: Luca Gilli, Incipit #9681, 2015, Courtesy Paola Sosio Contemporary Art
INFO
Opening: ore 18.00
LUCA GILLI. Di/Stanze
a cura di Matteo Bergamini
dal 9 febbraio all’8 aprile 2018
Museo Diocesano Carlo Maria Martini
ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3, Milano
orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi)
La biglietteria chiude alle ore 17.30
tel. 02.89420019; 02 89402671; info.biglietteria@museodiocesano.it

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