Categorie: Opening

San Valentino con Kostabi

di - 14 Febbraio 2018
Terni, si sa, è la città di san Valentino, di cui ricorre oggi la festa. Curiosa la storia di questo santo e del suo collegamento con gli innamorati. Collegamento che, secondo una tradizione, deriverebbe dal suo martirio avvenuto per decapitazione: non poteva, infatti, che diventare lui il santo da invocare quando ci si innamora e, quindi, quando si “perde la testa”, appunto. Probabilmente ispirato da queste storie e leggende Mark Kostabi (1960) ha riunito una collezione dei suoi tipici dipinti intorno al tema del giorno, come esplicita il titolo del suo progetto espositivo “Eternal Passion”, diviso a Terni tra le due sedi della Galleria Forzani in via Mazzini 53 e GC2 Contemporary in vico San Lorenzo 5, con inaugurazione simultanea alle ore 16.30 di oggi.
Ho scelto di parlare di questa personale di Kostabi non tanto per il collegamento con la festa del giorno. Ma per introdurre il tema, ancora attuale, dei cosiddetti “registi della pittura”.
Kostabi, anche questo è noto, vive tra l’Italia e New York. Nel suo studio americano lavora un team di stampo warholiano di collaboratori, pittori di buon mestiere, rispetto ai quali l’artista americano si pone come un caposcuola dell’arte italiana antica. Egli elabora, infatti, le idee per i suoi dipinti, degli sketch preliminari, che vengono poi inviati, scansionati via email, alla “factory” affinché siano trasformati in oli su tela. «Io ho creato uno stile. – ha affermato più volte Kostabi – Non ha più senso distinguere un quadro dipinto da me, direttamente, o dalla bottega. Essi si equivalgono».
Ma i registi della pittura contemporanea non finiscono con Kostabi. Nell’interessante mostra alla Fondazione Stelline di Milano, aperta fino al prossimo 25 febbraio, dal titolo “Le Nuove Frontiere della Pittura”, il curatore, Demetrio Paparoni, ci propone infatti altri casi illustri. Come Laurent Grasso che si avvale di restauratori, a cui fa eseguire rappresentazione di impronta antica con innesti decontestualizzanti, come quello di un meteorite o di un’eclisse solare a sconvolgerne il senso. C’è poi il caso di Markus Schinwald che impiega dipinti anonimi del XIX secolo con figure che prima fa restaurare, e a cui poi aggiunge maschere e veli sui volti. Non è da meno neppure Zhang Huan che si avvale di assistenti per la realizzazione dei suoi dipinti vergati sul lino con cenere d’incenso proveniente dai templi buddisti. Ulteriori prove, insomma, di quella vitalità della pittura contemporanea di cui sto parlando, a tappe, su queste pagine. (Cesare Biasini Selvaggi)

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