Categorie: Opening

Simon Laureyns, una tenda per scappare via

di - 30 Agosto 2018
L’esperienza percettiva della nuova mostra “Skinny Dipping” di Simon Laureyns, alla Galleria A+B, inizia già dall’esterno: il piccolo ma profondo spazio, luminoso sul fronte opaco degli edifici antichi, rivela una successione policroma di tele che appare come un’installazione, di cui le opere sono sintagmi di un organico discorso.
Si tratta degli Shelter Paintings, opere di grande formato, realizzate cucendo, accostando, strappando, piegando e poi intelaiando i teli di vecchie tende-riparo, mantenendone le tracce dell’usura.
L’autore ha sempre ricercato materiali d’uso da ricomporre in opere che li fissavano in un istante – finale, consuntivo – della loro storia materiale, mentre i segni e le sfumature del tempo narravano la storia sociale e condivisa, alla base del tema concettuale.
In altri cicli i materiali venivano intelaiati, quasi celando il segno dell’intervento dell’artista: nei Pooltable Paintings erano i teli delle tavole da biliardo, nei Billboard Paintings erano il “verso” di manifesti pubblicitari, strappati e mostrati dopo averli incollati sul “recto”; una sottile impronta estetica li unificava nel termine paintings-dipinti. Nei Memory Lane, oggetti strappati alla strada assumevano valori scultorei, secondo nuovi punti di vista spaziali e concettuali.
Qui il telo da campeggio richiama l’ancestrale necessità di riparo dell’uomo, passato dalla condizione erratica a quella stanziale, dal rifugio provvisorio a quello fisso, nella conurbazione della società organizzata, confortevole ma costrittiva.
Si parla qui di un equilibrio instabile, nel quale il “margine” tra stati esistenziali evoca il concetto di limes: difeso e violato tra nomadismo e stanzialità, è stato sia membrana osmotica della cultura, sia segno psichico di branco, tribù, stato, cultura, a cui appartenere per difesa, da cui difendersi per individualità.
In questo ciclo l’artista passa però dalla “ricomposizione” alla “composizione”: il suo intervento è ora deciso e manifesto, rigoroso e pittorico, dove il margine è segno e  strumento, mentre il colore è preso dal vissuto.
Sintatticamente il discorso si articola in opere dove il telo genera campiture geometriche – con due cromie contrapposte – e in opere monocrome dove il tessuto supporta segni verticali – le cerniere – che dividono il piano di quel colore in figure geometriche quasi sottintese.
Nel primo caso, nell’opera Little Sister, il blu dominante viene “insidiato”, in un contrasto rattrappito in una piega, da una sottostante campitura arancione secondo forme dai margini strappati e labili; in Under the Pressure la dominante campitura blu “resiste” all’emergente, sottile, margine arancio tramite la cucitura, mentre un evanescente segno verticale – l’usura – divide il blu in forme geometriche, bloccando la risalita del campo marginale.
Nei monocromi arancio – i Nomade – domina un solo segno verticale, la cerniera: il margine richiuso che ha concluso il libero errare, cancellando il “fuori” e gli altri colori; ma qui la composizione evoca il contesto esterno; la chiusura ha sancito il passaggio di stato, ma divide i campi monocromi con rettangoli quasi aurei, e con parallelismi al margine del quadro, in una spirale cristallizzata di studiato equilibrio formale.
Simon Laureyns compone disegnando nessi, confini esistenziali: chiusi dalle differenze di colore dove sono aperti, apribili con un gesto dove la cerniera è stata chiusa.
Una metafora del vivere nella contraddizione, spesso fastidiosa, sempre creativa. (Marco Ticozzi)
INFO
fino al 29 settembre 2018
Simon Laureyns. Skinny Dipping
Galleria A+B
Via Gabriele Rosa, 20/A, Brescia
orari: da giovedì a sabato, dalle 15 alle 19 e su appuntamento
www.aplusbgallery.it

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