Categorie: opera

Erich Mendelsohn | Einstein Turm

di - 7 Ottobre 2003

La Torre fu progettata dall’architetto tedesco Erich Mendelsohn, iniziata nel 1919, completata nel 1921 ed inaugurata nel 1924 a Potsdam in Germania. Fu commissionata dal grande scienziato Albert Einstein, su suggerimento del suo assistente Erwin Finley Freundilich che aveva conosciuto l’architetto nell’inverno del 1918. Il progetto definitivo fu anticipato da una lunga serie di schizzi realizzati fin dal 1917, dimostrando come, al di là della commissione dell’edificio da parte di Einstein, l’idea di un osservatorio astrofisico fosse già nell’immaginario del grande architetto, come luogo che potesse coniugare tutte le linee portanti dell’espressionismo tedesco fondato sul dinamismo e l’antistaticità delle forme, l’introduzione in architettura della quarta dimensione indicata con il concetto di tempo e la negazione degli elementi architettonici classici.
La costruzione dalla calotta al laboratorio sotterraneo è un congegno tecnico rigorosamente calcolato, che doveva servire anche per i primi esperimenti che il futuro Premio Nobel per la Fisica stava già conducendo sulla Teoria della Relatività.
La sua bizzarra forma, quindi, risponde ad una ferrea volontà del progettista. Mendelsohn, infatti, voleva creare qualcosa che fosse agli antipodi del cubismo, che fosse cioè la negazione della materia ed il trionfo della quarta dimensione: il tempo. Immaginava l’osservatorio come scaturito dal tempo, originato da un evento tellurico, che dinamicamente prendesse corpo nello spazio. Questa è l’origine della sua forma che era fortemente influenzata dal movimento. La torre è costruita in mattoni, il basamento e la parte superiore, invece, sono in cemento armato, grandi finestre si sviluppano su tutto l’andamento verticale della torre, culminante dopo i quattro piani poggiati su un grosso basamento, nella cupola con finestra posta sul celostato.
Mendelsohn con questa costruzione apre la strada all’architettura “organica” poiché vede nelle sue forme in movimento il germe di potenziali altri sviluppi. L’elemento del “dinamismo delle forme” nell’architettura espressionista accomuna questa corrente a quella del Futurismo italiano rappresentato in architettura da Virgilio Marchi, Mario Chiattone, Alberto Sartoris, Angiolo Mazzoni, Guido Fiorini e Antonio Sant’Elia, ma diversamente dal movimento marinettiano che vedeva negli edifici dinamici dei pezzi di città, le costruzioni di Mendelsohn e degli altri architettati espressionisti sono, al contrario, delle singole entità ognuna con uno sviluppo proprio, con una evoluzione propria, distinta e non avvicinabile e nessuna altra costruzione. L’architetto tedesco credeva che ogni edificio fosse un oggetto spazialmente esteso e non un oggetto all’interno dello spazio. L’edificio doveva appartenere “al tutto”, ogni singola parte doveva essere connessa con l’insieme della costruzione e dello spazio. L’edificio non poteva possedere una forma propria, in quanto era costantemente in movimento all’interno di uno spazio. Questo significa che per Mendelsohn nessun edificio possedeva una forma a priori, essa veniva conquistata dai materiali nel tempo attraverso una vera e propria autoformazione. L’architetto però non voleva nemmeno creare delle forme definite a posteriori, gli edifici dovevano essere colti nel momento unico della loro costruzione e sempre pronti e disponibili a qualsiasi mutamento, mutevoli, quindi, nel tempo e nello spazio, esprimendo così pura energia plastico-spaziale. Quando la Torre Osservatorio fu terminata Mendelsohn condusse Einstein a visitarla. Lo scienziato volle dare un giudizio sull’edifico solo qualche ora più tardi sussurrando all’orecchio dell’architetto una sola parola: “ORGANICO”.

biografia
Erich Mendelsohn (Allestein (Prussia Orientale) 1887 – San Francisco 1953) Nel 1907 intraprende gli studi in Economia all’Università di Monaco, ma l’anno seguente si iscrive improvvisamente alla facoltà di Architettura di Berlino. Nel 1912 si laurea in Architettura a Monaco e per diversi anni progetta e realizza costumi e scenografie teatrali, entrando in contatto con il gruppo espressionista della Die Brucke, e con Kandinsky, Marc e Klee. Nel 1917 inizia i celebri schizzi di edifici industriali visionari e la serie degli osservatori astrofisici. Nel 1924 intraprende il primo viaggio in America dove conosce ed inizia una lunga amicizia con l’architetto americano Frank Lloyd Wright. Tra il 1928 ed il 1932 realizza i suoi capolavori: i Magazzini Schocken a Stoccarda, quelli di Cheminitz, il cinema Universal e la casa Mendelsohn a Rupenhorn. Nel 1933 a causa dell’avvento di Hitler al potere lascia la Germania e muovendosi tra l’Olanda, il Belgio e l’Inghilterra. Si stabilisce a New York ed infine a San Francisco dove muore nel 1953.

bibliografia essenziale
ARNOLD WHITTICH, Erich Mendelsohn architetto, Edizioni Calderoni, Bologna, 1960
Erich Mendelsonh, a cura di Bruno Zevi, Zanichelli Editore, Bologna, 1986
LADISLAO MITTNER, L’espressionismo, Economica Laterza, Bari, 1997
Futurismo 1909-1944, Arte, Architettura, Spettacolo, Grafica, letteratura, a cura di Enrico Crispolti, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 7 luglio – 22 ottobre 2001, Mazzotta editore, Milano, 2001.

Eric Mendelsohn
Einsteinturm
1919-1924
Telegrafenberg, Postdam

alessandra marzuoli

progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]

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