Categorie: opera

Giotto | Madonna in maestà (pala di Ognissanti)

di - 23 Ottobre 2002

Per capire appieno l’importanza che questo dipinto, e più in generale la pittura di Giotto, hanno avuto per l’arte bisogna cercare di guardare con gli occhi degli uomini del tempo: nel ‘300, per quanto sembra ovvio dirlo, le persone non erano abituate a vedere tante immagini quante ne vediamo noi e della qualità delle nostre, ed anzi le opere d’arte erano uno dei pochi, se non l’unico veicolo d’immagini. Prima di Giotto la pittura in tutto l’occidente era legata a schemi bizantini, in pratica non aveva profondità, volume, le figure erano molto schematiche, le scene erano molto distanti dal reale; questo non vuol dire che fosse un’arte di bassa qualità, ma semplicemente diversa (sebbene fosse ormai molto tempo che non si assisteva a innovazioni e cambiamenti significativi).
Pensiamo quindi all’impressione che può aver suscitato un dipinto del genere nell’uomo del ‘300: vedere cioè una scena che sembra reale, che sembra svolgersi davanti a noi (l’occhio del tempo non era abituato ad effetti speciali, immagini in movimento ed affini).
Vediamo più nel dettaglio le innovazioni inserite dall’artista: il trono è rappresentato con la giusta prospettiva, e sebbene non sia ancora la prospettiva scientifica del ‘400, il disegno è geometricamente verosimile. I personaggi sono persone reali, con le giuste proporzioni, compiono movimenti naturali, hanno espressioni naturali e un volume ben definito; anche i vestiti sono rappresentati con verosimiglianza: lasciano intravedere le forme del corpo e le pieghe sono ben disposte. E’ probabile che l’artista abbia fatto degli studi dal vero, una pratica del tutto inusuale prima di Giotto; normalmente gli artisti avevano dei taccuini con vari tipi di disegni, come dei modelli che venivano ripresi all’occorrenza, o soltanto leggermente variati.
Gli angeli inginocchiati e i due in piedi sembra che stiano cantando, e questo dettaglio contribuisce a rendere più viva la scena; come del resto il gesto benedicente del Bambino rivolto verso l’esterno del dipinto, nella zona dello spettatore.
Naturalmente non ci sono soltanto innovazioni, ad esempio il colore dorato del fondo, che tende ad appiattire la prospettiva della scena e a renderla irreale, astratta, è tipico dell’epoca. Bisogna considerare che al tempo c’erano regole ben precise sulla scelta dei colori; ossia in pratica per raffigurare la Trinità, la Vergine ed in grado minore i santi si dovevano utilizzare colori preziosi e di conseguenza più costosi; per il manto della Madonna era richiesto l’azzurro “ultramarino” ottenuto dalla polvere del Lapislazzuli e naturalmente costosissimo. Un altro elemento caratteristico della pittura medievale si riscontra nelle dimensioni diverse dei vari personaggi, le due figure principali, La Madonna col Bambino sono nettamente più grandi rispetto agli angeli ed ai santi, perché la grandezza rispecchiava l’importanza; addirittura in certi dipinti dell’epoca i committenti dell’opera venivano raffigurati di dimensioni piccolissime, praticamente dei bambolotti rispetto ai protagonisti della scena.
In conclusione Giotto è stato uno degli artisti più importanti di tutti i tempi, la sua fama divenne enorme già quando lui era ancora in vita, fu richiestissimo e si circondò di molti allievi che poi avrebbero diffuso un po’ ovunque la sua “maniera”, il suo stile. Possiamo considerarlo un vero imprenditore, con una bottega organizzatissima ed uno stuolo di scolari, famoso in tutta Italia e oltre: riguardo alla sua notorietà già Dante ne parla nella Divina Commedia, scritta quando l’artista era ancora vivo e vegeto; ma la novella più divertente su di lui è certamente quella in cui il Boccaccio (nel Decamerone) descrive la sua proverbiale bruttezza.
Bibliografia essenziale
La Madonna d’Ognissanti di Giotto restaurata, in Gli Uffizi. Studi e ricerche, 8, Firenze, Centro Di 1992
Chiappelli A., Nuovi documenti su Giotto, in L’Arte, XXVI,1923
Baxandall M., Giotto e gli umanisti. Gli umanisti osservatori della pittura in Italia e la scoperta della composizione pittorica 1350-1450, Milano 1994
Longhi R., Giotto spazioso, in Paragone, luglio 1952
Tomei A., Giotto. La pittura, Firenze 1997

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michelangelo moggia

progetto editoriale a cura di daniela bruni

note 1310 circa, Tempera su tavola, cm 325 x 204 – Firenze Galleria degli Uffizi.

[exibart]

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