Nel 1997 Oplonti è stato inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità, pertanto le cause di un afflusso non “massiccio” devono essere cercate altrove e soprattutto nella mancanza di un reale circuito archeologico che coinvolga intorno ai “poli attrattori” (Pompei ed Ercolano) i siti finora definiti “minori” dell’area vesuviana (Oplonti, Boscoreale, Stabia).
Oplonti era un sobborgo marinaro risalente al II secolo a. C. alle pendici del Vesuvio, luogo incantevole, collocato sulla riva di un mare azzurro e circondato da flora lussureggiante.
Oplontis è presente nella Tabula Peutingeriana, tabula picta, risalente al III secolo d.C., nella quale il toponimo del borgo è un edificio fiancheggiato da due torri. Sempre dalla Tabula si evince che era distante sei miglia romane da Ercolano e tre miglia da Pompei, pertanto era la punta più avanzata della città di Pompei e la culla dei traffici marittimi della zona vesuviana.
Gli scavi archeologici, compiuti sistematicamente a partire dal 1964, sotto la
Il complesso identificato con il nome di Villa di Poppea si trova a sei metri sotto il livello stradale, ed è uno stupendo esempio di architettura romana. Datato dagli esperti tra la fine del I secolo a.C ed il 79 d.C., si estende su un’area di 4000 metri quadrati e gli ambienti scavati sono 55. Lo scavo conferma un’ulteriore estensione della villa. Attualmente i lavori sono interrotti a causa della presenza del canale del conte di Sarno (costruzione di epoca cinquecentesca che permetteva di alimentare i mulini, progenitori di quella che fu l’arte bianca di Torre Annunziata) e di una strada (Via Sepolcri) fondamentale arteria di comunicazione dell’attuale città vesuviana.
Oplonti, come tutta l’area vesuviana fu distrutta dall’eruzione del 79 d.C. La villa di Poppea all’atto della calamità era disabitata. La conferma è data sia dall’assenza delle suppellettili necessarie alla vita di tutti i giorni, sia dal fatto che diverse strutture
Questa villa non poteva non appartenere alle più alte classi sociali dell’impero: una scritta su di un’anfora, dalla quale si è intuito che il destinatario fosse un certo “Secondo”, liberto di Poppea, seconda moglie di Nerone, ha originato l’ipotesi che la villa fosse appartenuta alla gens Poppeae, se non proprio a Poppea Sabina.
L’altra villa attribuita a Lucius Crassius Tertius è stata rinvenuta nel 1974; prende il nome da un sigillo di bronzo rinvenuto, risalente al II sec. a. C. Purtroppo non è visitabile, ma è da questa villa che sono emerse ricchezze inestimabili. Innanzitutto l’edificio doveva
bibliografia
Malandrino C., La villa di Poppea in Oplontis, Torre Annunziata 1980
Dati F. , Origini storiche di Torre Annunziata, Napoli 1959
Meo F.- Russo S., Torre Annunziata – Oplonti- dalle origini ai giorni nostri, Torre Annunziata 1995
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