Categorie: opera

opera | Carlo Carrà – Ritmi d’oggetti

di - 26 Gennaio 2004

Visionaria, fortemente orientata all’astratto, l’opera Ritmi d’oggetti rappresenta l’influenza che Parigi ha avuto sulla pittura italiana poco prima dello scoppio della Guerra Mondiale ed il cammino avanguardista intrapreso da Carrà dopo aver firmato nella primavera del 1910 il Manifesto della Pittura Futurista. Questo dipinto segue, in ordine di tempo, il grande capolavoro futurista del pittore lombardo Funerali dell’anarchico Galli, realizzato con la tecnica divisionista di Giuseppe Pellizza da Volpedo attraverso la quale Carrà riuscì a sintetizzare le forme consentendogli di avvicinare la sua pittura al cubismo picassiano. Basata su una scomposizione lineare dello spazio e su una forte tendenza alla sintesi plastica è una delle opere migliori del suo periodo futurista. L’adesione di Carrà al movimento marinettiano durò sei anni, dal 1910 al 1915. Anni intensi, ricchi di esperienze contraddistinti da una grossa sintesi formale antinaturalistica. L’ossessione del movimento, del dinamismo che coinvolge tutto il reale, si accompagna in Carrà a un’esigenza di fermo rigore compositivo, di una solida e plastica strutturazione dell’oggetto cosicché l’esplosione naturalistica dei seguaci di F.T. Marinetti, si traduce in lui in serrate composizioni, in piani rigorosamente compenetrati, linee in forte cadenza ritmica. Nei suoi numerosi Ritmi Carrà infonde una maggior tensione dinamica rispetto ai modelli cubisti e picassiani, fondendo lo spazio, così come fece l’amico Umberto Boccioni, all’interno delle opere. Gli oggetti sono sempre visti in movimento, ma diversamente da Giacomo Balla, Carrà comprime lo spazio in poche linee ritmicamente cadenzate, astraendo enormemente gli oggetti ritratti.
Che cosa intenda Carrà per Futurismo, e in che cosa lo consideri diverso dal cubismo, lo spiega ne La mia vita: ”I cubisti per essere oggettivi si limitavano a considerare le cose girandovi intorno e ce ne davano la scrittura geometrica.[…] Noi futuristi invece ci volevamo immedesimare nel centro delle cose, in modo che il nostro io formasse colla loro unicità un solo complesso. Così noi davamo ai piani plastici una espansione sferica nello spazio, ottenendo quel senso di perpetuamente mobile che è proprio di tutto ciò che vive”.

biografia. Carlo Carrà nasce a Quargniento (Alessandria) nel 1881. Dal 1892 lavora come decoratore a Milano. Nel 1899-1900 si trasferisce a Parigi. Dopo essere tornato a Milano nel 1901, nel 1906 si iscrive all’Accademia di Brera. Nei 1908 conosce Boccioni, Balla e Russolo, e dopo aver incontrato Marinetti firma nel 1910 Il manifesto dei pittori futuristi e quello Tecnico della pittura futurista. Nell’autunno del 1911 si reca a Parigi dove studia e conosce la pittura cubista. Nel 1914 è di nuovo a Parigi ove consolida i rapporti con Apollinaire e Picasso. Nel 1917, a Ferrara, conosce Giorgio De Chirico. Nel 1918 partecipa insieme a De Chirico e il fratello, Alberto Savinio alla fondazione della rivista Valori Plastici, diretta da Mario Broglio. L’anno seguente pubblica il libro “Pittura metafisica”. Nel 1933 firma “Il manifesto della pittura murale” di Sironi. Nel 1943 pubblica la sua autobiografia. Muore a Milano nel 1966.

bibliografia essenziale
CARLO CARRÀ, La mia vita, Roma 1943
MARIA DRUDI GAMBILLO, TERESA FIORI, Archivi del futurismo, De Luca Editore, Roma, 1958, II vol.
MASSIMO. CARRÀ, Carrà. Tutta l’opera pittorica, Milano, 1967/68, III voll
ENRICO CRISPOLTI, Storia e critica del Futurismo, Laterza, Bari, 1986
MASSIMO CARRÀ, ESTER COEN, GERARD GEORGES LEMAIRE, Carlo Carrà, Giunti editore, Firenze, 1987
Futurismo 1909-1944, Arte, Architettura, Spettacolo, Grafica, letteratura, a cura di Enrico Crispolti, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 7 luglio – 22 ottobre 2001, Mazzotta editore, Milano, 2001.

Carlo Carrà
Ritmi d’oggetti
1911 Collezione privata
olio su tela, cm 46 x 65

alessandra marzuoli

[exibart]

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