Categorie: opera

opera | Hieronymus Bosch – Il figliuol prodigo

di - 8 Ottobre 2002

Il figliuol prodigo, opera tarda dell’enigmatico artista Hieronymus Bosch, è databile intorno al 1510. Tavola ridotta a formato ottagonale forse nel 600’, essa sarebbe, secondo Baldass una residua ala esterna d’un perduto trittico. L’effetto di specchio convesso del tondo richiama l’effigie della verità, vero volto del Cristo. Con innovazione iconografica, Bosch non rappresenta il personaggio biblico nè immerso nella dissennatezza nè in atto di chiedere perdono al padre, bensì nel momento in cui imbocca la via del bene. E se una pacata armonia sembra pervadere quest’opera, a ben guardare, essa è solo apparente: piccoli ma significativi dettagli tradiscono quella presenza luciferina e diabolica, tanto imperante nello stile pittorico di Bosch. Sia Il figliuol prodigo il folle errante o il vagabondo confuso sulla propria identità ed il cammino da intraprendere, o giunga piuttosto, quale “figlio di Saturno”, l’uomo incarna, comunque, un’ambigua espressione di tristezza e sollievo al contempo. Egli, precocemente incanutito, fa ritorno alla dimora del padre, cui dà accesso il cancello posto all’estrema destra del quadro; si lascia alle spalle i maiali di cui era guardiano, la casa di piacere con l’insegna dell’oca lasciva e la brocca innestata alla sommità, cui si aggiungono anche particolari dai richiami erotici come la piccionaia e la gabbietta con uccellino. Superato il biforcuto viottolo che richiama il tema del libero arbitrio, Il figliuol prodigo percorre il sentiero per la salvezza, con scarpe scompagnate, bende male annodate, vesti stracciate ed una bisaccia cui sono appesi vari oggetti dalla supposta simbologia sessuale, tra cui una povera pelle di gatto. Sull’albero si sfidano il picchio (il Salvatore) e l’eretica civetta, inquieta nel vedersi sfuggire la gustosa preda.
Interessante è l’ipotesi avanzata da Gillo Dorfles circa l’ampio attingere del Maestro alle simbologie esoteriche del tempo; egli, infatti, si sarebbe rifatto alla scienza alchemica ed ai tarocchi, “le cui corrispondenze si estendono addirittura ai soggetti rappresentati”. Ed ecco allora che il ventiduesimo Arcano, il Matto, avrebbe riscontri inequivocabili con figliuol prodigo. Tale figura nei tarocchi può, infatti, rivestire un doppio significato: o il grado più alto dell’iniziazione spirituale oppure il vagabondo che si trascina sulle spalle il suo carico di vizi e demonìe. Duplice come il valore corrispondente bivio aperto davanti al Figliuol prodigo di Rotterdam.
Tanta ricchezza iconologica, però, non deve sviare dall’autentico significato dell’opera di Bosch. Egli innova il suo stile, e nella rigorosa ed equilibrata composizione, mette a punto nuovi espedienti formali e pittorici: attraverso una peculiare lavorazione tonale del colore, che privilegia le scale minime dei grigi e delle terre, egli sembra assestare l’occhio dell’osservatore sullo sfondo ocraceo del paesaggio su una sconfinata natura olandese, delimitata solo “fisicamente” dal taglio circolare del dipinto, conferendogli, bensì, una durata che supera la contingenza dell’evento. Con tale scoperta, basata sullo sfumato pittorico, Bosch anticipa non solo van Goyen, Rembrandt e Rutsdae, ma anche il chiarismo volumetrico di Vermeer.
Biografia. Le notizie su Jeroen Anthoniszoon van Aken, questo il vero nome dell’enigmatico artista, sono estremamente scarse e frammentarie. Scelse di firmare le proprie opere con il nome del paese natale, s’-Hertogen-bosch, meglio noto come Den Bosch, vivace cittadina nei pressi dell’attuale confine belga. La famiglia van Aken era tradizionalmente dedita ad attività artistiche. Si suppone che il giovane, nato presumibilmente nel 1453, abbia appreso i primi rudimenti del mestiere presso la bottega paterna. Lo pseudonimo sarà motivato dal desiderio di distinguersi proprio dai familiari, una prassi comunque assai frequente nei Paesi Bassi. Documenti lacunosi conservati nell’archivio del paese forniscono dati relativi alla biografia del pittore che, nel 1480 circa, si sposò con Aleyt Goyaerts van Meervenne, appartenente al ceto aristocratico e benestante del paese. Il matrimonio servì a Bosch per farsi varco all’interno della comunità: infatti, già nel 1486-87 sarà insignito quale “membro notabile” della Confraternita di Nostra Signora. I registri locali attestano la sua morte al 9 agosto 1516, celebrata in forma solenne.
Bibliografia essenziale
ArtBook Leonardo testo a cura di Alessia Devitini Dufour
Giunti ArtDossier di Mario Bussagli
Bosch, di Sandra Orienti e Renè de Solier
Rizzoli Editore L’opera completa di Bosch a cura di Mia Cinotti, con introduzione di Dino Buzzati

link correlati
www.boschuniverse.org
un raccondo di Dino Buzzati

laura messina

progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]

Visualizza commenti

  • Brava Laura, complimenti per la scelta! Adoro Bosch e spero di poter vedere commentate presto altre sue opere.

  • laura messina ha scritto con estrema chiarezza intorno ad una opera affascinante figurata da un artista enigmatico.. anni fa con S.D'A. passammo una notte incantata a leggere la stupefacente introduzione all'opera completa (citata nella bibliografia) del nostro e scritta da buazzelli.. credo un classico da rileggere con attenzione.. con gusto..è bellissima..
    roberto

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