Categorie: opera

Pino Pascali | 9 mq. di pozzanghere

di - 15 Gennaio 2003

Le cose che mi appresterò a fare ruoteranno intorno all’acqua. Può essere che non le faccia mai, ma in tutti i casi voglio provarci. Mi sento molto attirato dall’acqua, è un vero specchio, l’acqua offre mille possibilità, vorrei fare delle pozzanghere d’acqua fangosa. Si va a vedere, a questo punto, chi di noi due sfrutterà l’altro, perché se è lei che mi possiede, è finita!” (Da Conversazione di Pino Pascali con Carla Lonzi, 1967).
Pino Pascali si dedica a questi temi nell’ultimo biennio della sua vita. Questa scelta, così come le sue parole, pongono di nuovo in primo piano la curiosità per la natura. Già nella serie delle “finte-sculture ” di animali: il rinoceronte, le giraffe decapitate, il dinosauro… si era evidenziata una forte inclinazione a rappresentare un mondo primitivo governato da imponenti presenze naturali. Sculture “finte”, perché non sono altro che innocui giganti, giocattoli che rivelano la meraviglia del bambino e il suo amore incontaminato per la natura. Sono molto forti in Pascali i ricordi dell’infanzia, le giornate al mare, i giochi, i travestimenti con la divisa del padre, funzionario di polizia. Una stagione che entra totalmente nella sua produzione artistica. Ogni tema che affronta ha le sue radici in quegli anni, in quelle esperienze. Il modo di rappresentarli restituisce inalterata la giocosa freschezza e la spontaneità dell’età spensierata.
9 mq. di pozzanghereè un esempio di realizzazione di quanto le sue parole presupponevano. Pascali rappresenta dunque l’acqua, scegliendo, come Cesare Brandi sottolinea, la forma più immediata di analogia: ricrea

l’acqua con l’acqua. Ma l’operazione artistica si colora di altre sfumature: all’elemento primitivo sono abbinati, per realizzare la terra, materiali di derivazione industriale, i pannelli di truciolato laccato. La scelta della pozzanghera potrebbe essere ritenuta una cesura netta con la produzione passata: la realizzazione di pozze d’acqua, adottando materiali prodotti industrialmente, se da un lato ricorda il pop delle sue code di delfini, dall’altro ci rivela un più stretto legame con l’attualità. Sono gli anni della contestazione, il pop è il nuovo, ma Pascali va oltre; scopre affinità con il minimale, rappresenta nuove aspirazioni. L’adozione di elementi industriali rimanda all’urbanizzazione e alla progressiva evoluzione tecnologica delle città italiane, avvicinandosi alle idee e ai presupposti della nascente Arte Povera torinese, movimento così battezzato dal giovane Germano Celant. Pascali partecipa infatti alla loro prima mostra, senza aderirvi: una ricerca talmente originale sfugge ad ogni tentativo di codificazione.
biografia Pino Pascali nasce a Polignano a Mare, Bari, il 19 ottobre 1935. Nel 1959 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Scenografo, scultore e performer. La sua prima personale si inaugura l’11 gennaio 1965 nella celebre galleria “La Tartaruga”, Pascali presenta i Grandi pezzi anatomici di donna e il Colosseo. Si afferma in breve tempo nel panorama romano, stringendo rapporti con altri rinomati galleristi: Sargentini, Sperone, Iolas. Nel 1968 viene invitato con una personale alla XXXIV Biennale di Venezia, ma l’11 settembre dello stesso anno, a mostra ancora aperta, muore tragicamente a Roma. Gli viene conferito, postumo, il Premio per la Scultura.
bibliografia essenziale
Arte in Italia 1960-1985, Milano, 1988
Gillo Dorfles, Ultime tendenzee nell’arte di oggi, Milano, 1999
Renato Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Milano, 1985
Pino Pascali e Carla Lonzi. Discorsi, Marcatrè, 1967 (disponibile online www.eredibrancusi.net )
L’isola di Pascali, catalogo della mostra retrospettiva allestita a Polignano a Mare nel 1998 a cura di Achille Bonito Oliva e Pietro Marino
Pino Pascali, a cura di Anna D’Elia, Bari, 1983

articoli correlati
Omaggio a Pascali alla Galleria L’Attico
La Mostra del 2002 a Madrid
link correlati
http://www.palazzopinopascali.it/il_centro_pino_pascali.htm


Giuseppe Pascali
9 mq. di pozzanghere, 1967
nove pannelli di truciolato laccato, gesso, acqua cm.300×300
Pinacoteca Provinciale Bari


daniela bruni

progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]

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