Bella immagine. E com’è finita?
Un giorno sono riuscita ad aprire un’anta e le pentole mi hanno adottato.
Ancora adesso lavori dal basso…
Sì. Immergo la macchinetta praticamente ovunque ci sia dell’acqua, dai luoghi comodi a quelli impensabili, dove torno apposta per scattare foto. Si potrebbe quasi mappare la mia vita a partire dagli spostamenti compiuti per lavorare. Le piscine dove sguazzo, la vasca di casa, la fontanella nel parco, il materassino al mare, persino i cani della mia coinquilina.
Un’artista anfibia… Pure i cani sono finiti in piscina?
No, li ho fotografati da un secchio mentre bevevano. Erano un po’ dubbiosi, vedendo la mia mano e quella cosa nell’acqua, ma alla fine si sono dissetati. Sono uscite delle foto a cui sono particolarmente affezionata.
La tua formazione?
Liceo artistico, una breve ma intensa parentesi Erasmus e poi l’Accademia. Le solite cose.
Artisti del cuore?
Piet Mondrian, sintetico e diretto. David Salle, viscerale. Frida Kahlo, misticamente messicana. Philippe Ramette, ironico. Andrea Pazienza, perché in fondo sono abruzzese. Poi tanti altri che forse erano solo infatuazioni.
Una persona davvero importante?
Davvero importante è la mia persona, o per lo meno la strega che è in me.
Un po’ narcisa… Un altro tratto del tuo carattere?
Penso di essere tollerante. Forse lo sono troppo.
Cosa pensi dei galleristi?
Collaboro con una sola galleria: Cesare Manzo, a Pescara. Tra noi c’è rispetto. A giugno di quest’anno ho avuto la possibilità di fare la mia prima personale. Ora che leggerà questa intervista sicuramente me ne farà fare un’altra (vero Cesare?).
Che rapporto hai con Pescara?
Non sono i luoghi in sé che mi ispirano, ma la mutazione che questi subiscono quando li si vede attraverso un filtro. Più posti frequento e più spunti si creano. Il mio, come dice la mia amica Bada, è “un perenne orizzonte liquido”. Sarà mica venuto il momento di trasferirsi?
Cosa è stato detto del tuo lavoro?
Fortunatamente o sfortunatamente non ho molti rapporti con critici e stampa. Un bel ricordo me lo ha lasciato Nicolas Bourriaud invitandomi al Fuori Uso dopo aver visto due miei quadri. Non ci eravamo mai visti. Quando ci siamo incontrati mi ha detto due parole sensate e mirate.
Arte visiva e attualità socio-politica in che rapporti sono?
Si scrutano, si annusano, si toccano tramite quella sensibilità che è solo dell’artista. Se non fosse così andremmo ad abbaiare in qualche comizio in tv!
Ci parli del tuo studio?
Grazioso appartamento sito in zona Rancitelli. Studio luminoso, ampio salone, due camere, tre bagni, lavanderia, cucina abitabile. Prezzo non trattabile, solo referenziati.
E di una mostra cui sei particolarmente affezionata?
Difficile scegliere, vista la mole di mostre a cui ho partecipato… Scherzi a parte, la più importante è proprio il Fuori Uso ’06. Per molte ragioni: perché è stata la prima mostra vera, perché non me lo aspettavo, perché è una delle mostre più di peso che si tengono in Abruzzo. E poi perché, essendo io abruzzese, il Fuori Uso è l’evento che mi ha svezzata nel corso degli anni.
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questa intervista mi ha riportato a quell'atmosfera di liceo perduta....grazie di cuore.