Quello che colpisce subito nelle tue opere è la tecnica con cui vengono realizzate.Sulle tele infatti non usi i pennelli (almeno non sempre-mi riferisco ad alcune opere a olio-) bensì timbri. Comuni timbri che acquisti in cartoleria, e con cui segni giorno per giorno la tela fino a fare emergere l’immagine dell’opera. Inevitabile la curiosità di sapere quando e com’è nata la tua prima opera ‘timbri su tela’ …
Il primo lavoro di questo tipo l’ho realizzato all’Accademia di Anversa durante un breve soggiorno Erasmus. Era nel 1998 e per tre mesi ho vissuto in un posto bello e al tempo stesso difficile, non conoscevo una parola d’inglese, né di francese…figuriamoci il fiammingo.
Un periodo di isolamento ma al tempo stesso, in qualche modo, di arricchimento. Per la prima volta vivevo all’estero, lì era tutto diverso, una cultura nordica, nuova per me, che mi piaceva, una cultura percepita più che altro nelle cose: le finestre grandi delle case, un gusto un po’ “Ikea” sparso per la città…poi durante quel periodo andai per la prima volta a Berlino, bellissima. Per tutto questo tempo ho fatto molte foto ed un unico lavoro, il mio primo con i timbri, appunto.
Quali sono le fasi di realizzazione? Usi sempre inchiostro nero e blu, o hai anche usato altri colori?
Innanzitutto scatto molte fotografie, poi viene la scelta dell’immagine da utilizzare, riporto il disegno sulla tela e con riferimento alla foto inizio la mia pratica quotidiana: timbri fitti, scuro, timbri diradati, chiaro…più o meno così. Certo, ho pensato di usare altri colori, e l’ho anche fatto. Ho pensato di usarli insieme, di fare una quadricromia…ne ho pensate tante.
Utilizzare il nero o il blu è una scelta precisa, non dettata certo dalla mancanza di fantasia.
Su cosa si basa la scelta dei soggetti delle tue opere?
Fare timbri per creare immagini che si ispirano a luoghi e a persone che provengono dalla tua quotidianità ti dà la possibilità di relazionarti a loro in modo diverso? A cosa pensi quando timbri?
Utilizzo una tecnica relativamente lenta, alla fine di ogni quadro ne conosco ogni piccolo particolare e le immagini che scelgo di utilizzare inevitabilmente le studio. Mi piacciono le strade, le architetture, i paesaggi. Proiettare uno sguardo sull’esterno equivale, per me, a raccontare qualcosa di intimo.
Quando timbro, se sono concentrato, non penso proprio a niente.
Alla mostra Prototipi.01 organizzata alla Fondazione Olivetti hai partecipato con un’opera fatta direttamente sul muro, come un affresco d’altri tempi. E’ il segno di un cambiamento, una possibile evoluzione della tua tecnica o semplicemente un’esperienza isolata?
In futuro spero di avere sempre più occasioni dove poter proporre questo tipo di intervento, penso che sia la strada giusta da seguire per l’evoluzione del mio lavoro.
In un panorama artistico ricco di opere digitali, video, installazioni interattive, come vedi inserita la tua opera e quella di altri artisti che come te utilizzano un linguaggio fatto di vernici e pennelli? Cosa vi si chiede, secondo te,ad un giovane per emergere?
A me pare di vedere un panorama certamente eterogeneo e penso che al di là della tecnica utilizzata se un lavoro è di qualità prima o poi esce fuori.
bio
Federico Pietrella è nato a Roma nel 1973, e attualmente vive e lavora a Milano. La sua prima personale è stata all’Istituto Italiano di cultura di Londra nel 2001. In Italia, allo Studio d’Arte Cannaviello di Milano con London Frames (2001). Quest’anno ha partecipato alla collettiva Prototipi 01 alla Fondazione Olivetti di Roma con un’opera fatta in tre giorni direttamente su parete! Ora è presente alla Galleria Bagnai di Siena, nella collettiva Antologia romana e alla mostra Assab One a Milano.
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Che piacere ritrovare nelle parole della tua intervista l'attenzione viva e partecipe di tutto ciò che ti circonda!Iltuo lavoro si sta sviluppando e trasformando in armonia con la tua esperienza e consapevolezza e mi sembra proprio che state crescendo benissimo!
BRAVO FEDERICO! Giuliana
timbri e timbrica.