Donald Baechler, Abstract Painting with Car
Artista difficile da inquadrare, formatosi nel contesto della Pop Art ma fondamentalmente estraneo a essa, neoespressionista distaccato e, al contempo, attratto dalla linea, dalla forma e dall’equilibrio della pittura, Donald Baechler è morto a il 4 aprile 2022, a 65 anni. A confermare la notizia, un rappresentante della sua storica galleria di New York, Cheim & Read, che ha spiegato che Baechler è morto per un attacco di cuore, a Manhattan. Giotto e Cy Twombly erano gli estremi della sua ricerca pittorica, nelle sue opere, spesso rielaborazioni di collage, condensava immagini di matrice pop e oggetti quotidiani, fiori, gelati, palloni, teschi e vecchie mappe, rappresentati nella loro forma più elementare, innocente ma non neutrale, per ricreare quella che chiamava «L’illusione della storia».
Nato nel 1956 a Hartford, nel Connecticut, Baechler frequentò il Maryland Institute College of Art dal 1974 al 1977, studiando in Pittura, quindi si specializzò alla Cooper Union dal 1977 al 1978. Dopo aver conosciuto alcuni studenti tedeschi e incuriosito dalla nuova scena pittorica della Germania, proseguì la sua formazione alla Staatliche Hochschule fuer Bildende Künste Städelschule a Francoforte sul Meno.
Tornò a New York nel 1980, lavorando come custode alla New York Earth Room di Walter De Maria, una installazione permanente in un loft al 141 Wooster Street. Ebbe modo quindi di frequentare l’ambiente artisitco di Lower Manhattan ed espose in vari spazi nell’East Village. La svolta avvenne con la conoscenza di Tony Shafrazi che, in quel periodo, stava aprendo una galleria dedicata alla vivace scena del graffitismo e della nuova figurazione, con artisti come Keith Haring, Kenny Scharf e Jean-Michel Basquiat, oltre allo stesso Baechler.
«Non mi sono mai sentito del tutto a mio agio nel mostrare il mio lavoro lì, perché non aveva nulla a che fare con quello che stavano facendo Keith e Kenny. Non facevo parte di quella scena dei club del centro e non avevo nulla a che fare con la cosiddetta arte dei graffiti. Dicevo sempre alla gente: “Sono un artista astratto prima di ogni altra cosa”», spiegava in una intervista del 2000. I primi lavori di Baechler sono noti per le tematiche infantili e una certa vicinanza all’Art Brut, con oggetti e figure che attirano lo sguardo attingendo al sentimento della nostalgia di un tempo perduto e mitico.
«Mi aggrappo a tutto. Direi che su mille immagini che salvo, probabilmente ne uso una o due. Non ho mai contato davvero. Salvo le immagini in molte forme diverse; le salvo in infiniti schedari. Ho raccoglitori con migliaia e migliaia di diapositive. Ma la maggior parte delle cose che fotografo non trovano mai la loro strada in un dipinto. E la maggior parte delle cose che salvo, catalogo e fotocopie non trovano mai davvero la loro strada in un’opera. È necessario accumulare tutte queste cose arrivare al punto di ciò che è importante», spiegava Baechler.
Donald Baechler ha tenuto mostre personali in gallerie, istituzioni e musei in tutto il mondo, dalla Kunsthalle Merano al Museum der Moderne di Salisburgo, da Sperone a Lucio Amelio. Le sue opere sono esposte nelle collezioni di MoMA – Museum of Modern Art, Whitney Museum of American Art, Solomon R. Guggenheim Museum, a New York, Museum of Contemporary Art di Los Angeles, Centre George Pompidou e Musée National d’Art Moderne di Parigi.
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