Artista e scenografo, scultore del chiaroscuro e del ritmo, costruttore di spazi vibranti e attraversabili, tra gli epigoni del rinnovamento dell’arte della seconda metà del Novecento, Günther Uecker è morto il 10 giugno 2025, a 95 anni. A darne l’annuncio, la galleria internazionale Lévy Gorvy Dayan, a nome di Christine e Jacob Uecker e di Rotraut Klein-Moquay, sorella dell’artista a artista anche essa.
Nato a Wendorf, in Germania, nel 1930 e cresciuto nella penisola di Wustrow, Uecker ha sempre considerato il legame con la natura e la terra come fondamento etico e poetico della propria pratica. La guerra, che lo costrinse da adolescente a difendere la casa di famiglia inchiodando assi alle finestre, e poi a seppellire corpi sulle rive del Baltico, lasciò in lui una traccia indelebile: un’urgenza empatica e una tensione verso la vita vissuta con intensità. I chiodi, elementi ritornanti nelle sue opere, sarebbero diventati l’alfabeto della sua arte.
Figura centrale del gruppo ZERO, fondato con Heinz Mack e Otto Piene nei primi anni Sessanta, Uecker ha contribuito a ridefinire la pittura post-bellica insieme a artisti come Yves Klein, Lucio Fontana, Enrico Castellani e Piero Manzoni. Con ZERO, a cui si allineavano anche i coevi Gruppo T e Gruppo N in Italia, oltre alle sperimentazione di Optical Art europee, Uecker esplorava nuove forme di spazialità, superando l’espressionismo e interrogando la materia attraverso dinamiche ottiche. Alla dissoluzione del gruppo nel 1966, il suo lavoro ha abbracciato la performance, l’installazione, il teatro musicale e la Land Art, mantenendo il nucleo etico e spirituale della sua visione.
Uecker era artista capace di passare da fragili acquerelli a installazioni monumentali, da vetrate goticheggianti, come quelle recentemente realizzate per il Duomo di Schwerin (2024), a stanze di preghiera civili, come quella progettata per il Bundestag tedesco nel 2000, fino agli ambienti immersivi realizzati per le Nazioni Unite a Ginevra.
La sua lunga carriera è stata celebrata da mostre personali nei più importanti musei del mondo, dal MoMA al Pompidou, dalla Tate al Guggenheim, e da tre partecipazioni a Documenta e alla Biennale di Venezia. Insegnante alla Kunstakademie di Düsseldorf per oltre 20 anni, Uecker ha lasciato un segno profondo anche su generazioni di giovani artisti, trasmettendo una concezione dell’arte come atto di responsabilità e mai di decorazione.
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