Nacque a Bologna all’inizio del secolo scorso. Si laureò in filosofia dopo essersi appassionato a questa materia grazie al suo professore di liceo, Galvano Della Volpe, che gli insegnò anche un modo aperto, curioso e mai sazio di guardare al mondo e gli trasmise l’interesse per l’arte e per il cinema. Malato d’asma, negli anni Cinquanta si trasferì in mezzo all’aria buona dei monti del Trentino Alto-Adige. Divenne questo il suo punto fisso tra gli innumerevoli viaggi che freneticamente lo portavano ovunque, lui, che aveva ereditato lo spirito nomade dalla madre, giostraia di Dusseldorf. Fu a Merano, dove viveva, che portò Jackson Pollock, Max Ernst e Renato Guttuso e che conobbe Edzra Pound. E fu amico anche di Peggy Guggeheim, di Quasimodo, di Ungaretti e di Hemingway. Ma Serravalli non fu un intellettuale legato a un momento storico, non fu mai un nostalgico che portava avanti il baluardo dei bei tempi andati. Se non smise mai di muoversi, non smise per un istante neanche di pensare, aperto a tutto quello che era nuovo. Non perse mai un’edizione del Festival di Cannes o della Biennale
mariella rossi
[exibart]
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