Categorie: Personaggi

Idee per il futuro #18. Parlano gli artisti: Paolo Icaro

di - 3 Giugno 2020

Idee per il futuro è la nuova rubrica di exibart, per dare la parola agli artisti e immaginare, insieme, nuove idee per il futuro, oltre che per provare a capire come realizzarlo, dopo l’emergenza Covid-19: l’appuntamento di oggi è con Paolo Icaro, Maestro dell’arte contemporanea italiana.

La biografia di Paolo Icaro

Paolo Icaro Chissotti è nato a Torino, nel 1936. Studia musica e nel 1955 si iscrive alla Facoltà di Lettere presso l’Università di Torino. Nel 1958 inizia a praticare la scultura, nello studio di Umberto Mastroianni. Nel 1960 il trasferimento a Roma dove, due anni dopo, tenne la sua prima mostra personale alla Galleria Schneider. Nel 1964 ottiene il premio del Ministero per il Commercio con l’Estero alla III Biennale d’Arte della Ceramica di Gubbio. Nel 1965 è invitato alla IX Quadriennale di Roma.

Nel 1966 si trasferisce a New York, dove risiede sino al 1968, iniziando a delineare la propria ricerca. A questo periodo risalgono le Forme di spazio (1967), ribattezzate Gabbie, strutture in profilati metallici in cui la scultura da occupare lo spazio si fa luogo, origine di spazio. Nel 1967, la personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. È invitato da Germano Celant a partecipare alla mostra “Arte Povera Im-Spazio”, alla Galleria La Bertesca di Genova, quindi espose anche in occasione di “Arte povera più azioni povere”, ad Amalfi. Proprio a Genova decise di stabilirsi, al ritorno dagli Stati Uniti. Nel 1968 inaugura una mostra personale alla Bertesca il cui titolo, “Faredisfarerifarevedere”, è paradigmatico della sua poetica.

Fra il 1968 e il 1969 partecipa alle principali rassegne dell’avanguardia artistica internazionale che sanciscono l’affermazione di tendenze come l’Arte Povera, l’arte concettuale e la process art. Nel 1969 partecipa a “When Attitudes Become Form”, mostra capitale curata da Harald Szeemann presso la Kunsthalle di Berna.

Nel 1971 un nuovo trasferimento negli Stati Uniti, nel Connecticut, dove soggiorna per tutto il decennio. Durante gli anni Settanta realizza cicli di lavori come I luoghi del punto e le Misure intime. All’inizio degli anni Ottanta si trasferisce definitivamente in Italia. Nel 1982 tiene una mostra personale al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Nel corso degli anni Novanta è invitato a partecipare a numerose mostre collettive, tra le quali “Au rendez-vous des amis. Identità e opera”, a cura di Bruno Corà, al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, nel 1998, e “Immagini. Arte italiana dal 1942 ai nostri giorni”, a cura di Fabrizio D’Amico, alla European Central Bank di Francoforte, nel 2000.

Nel 2006 è presente alla rassegna “Museo Museo Museo. 1998-2006 Duecentocinquanta nuove opere per la GAM”, curata da Pier Giovanni Castagnoli presso Torino Esposizioni, dove viene esposto il nucleo di opere acquisito dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 2005. Attualmente vive a lavora a Tavullia, in provincia di Pesaro.

Le idee per il futuro dell’arte

«Chiederei per far fronte al futuro un rapporto più sincero più dignitoso e diretto con tutto il sistema dell’arte, pubblico, privato, istituzionale.

In quanto ai diritti di categoria, sono convinto che la difficoltà per ottenerli sia implicita nella natura stessa dell’artista, nella sua indole e predisposizione a un cammino non intruppato, piuttosto un’ordine sparso.

Difficile calcolare i danni di questo forzato cambiamento che, per altro, dovrebbe portare anche qualche vantaggio, almeno si spera. La mia stagione aveva tre appuntamenti museali, la prima volta in sessant’anni di attività. Tutti rinviati. Ma ho aspettato tanto e se il Covid-19 lo permetterà, aspetteremo. Nell’attesa c’è anche tanto fare.

La sfida oggi è di non perdere l’occasione che la sosta ci sta offrendo, per migliorare e vedere meglio, finalmente una sincera, autentica morale di vita.

Chissà, lo vedremo, lo vedranno, ai posteri…».

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