Categorie: Personaggi

Intervista a Jérome Sans

di - 12 Luglio 2002

Il neo co-direttore del Palais de Tokyo, curatore aggiunto del Milwaukee Institute of Visual Art e curatore di numerosi eventi internazionali, ci racconta il suo modo di concepire e di presentare l’arte.
Monsieur Sans, a proposito di Tutto Normale, com’è nata l’idea di questa mostra e perché la scelta di Roma, a parte lo scenario assai affascinante di Villa Medici che ben si presta al contrasto tra differenti forma d’arte?
Ritiene che Roma si sia finalmente svegliata dal torpore culturale che l’avvolge da un po’di tempo?

Due anni fa Bruno Racine (attuale direttore uscente dell’Accademia di Francia n.d.r.) mi propose di curare una mostra nei giardini di Villa Medici, seguendo la scia dell’esposizione articolata in tre parti (i giardini, la villa, la memoria) curata da Hans Ulrich, Laurence Bosse e Carolyn Christov. La mia idea era di aprire i giardini alla città di Roma e di farne quasi un parco pubblico, di aprirli al flusso, all’energia, alle tensioni della città. Un posto temporaneamente abitato da artisti nomadi provenienti da tutto il mondo.
I giardini, per questa mostra, diventano una sorta di accampamento.

Possiamo quindi dire che crede in una rinascenza culturale o artistica di Roma ?
Si. Roma sta vivendo una sorta di rinascita.

Sempre più spesso lavora in Italia. Penso alla recente partecipazione come giurato al premio Furla, a l’Arte all’arte lo scorso anno ed ora ad Intermission I a Firenze. Crede che l’Italia possa cominciare a considerarsi al livello di altri paesi per quanto riguarda l’arte contemporanea? O ritiene che ci sia ancora molto lavoro da fare?
E’ vero che l’Italia è conosciuta per il suo stupefacente paradosso culturale. Il peso del passato in qualche modo blocca ogni movimento verso la contemporaneità ed al tempo stesso state vivendo da dieci anni un incredibile rinnovamento, una rinascita della scena artistica. Passato e presente non sembrano procedere insieme molto bene, ma questa situazione inizia a cambiare grazie ad una nuova generazione di galleristi, ad iniziative indipendenti, nuove istituzioni o fondazioni.

Abbiamo accennato ad Intermission. Ce ne vuole parlare un po’?
Intermission I è un progetto di Heidi Slimane curato da me e da Francesco Bonomi per Pitti Immagine. Come lo stesso titolo dice, è il primo di una serie di progetti che Heidi Slimane realizzerà nel corso del suo quotidiano lavoro di stilista per Dior: sono progetti personali.

Questo evento fiorentino, con il direttore creativo della Dior Homme come protagonista, si presenta quindi come una commistione di linguaggi, l’arte e la moda, apparentemente differenti. Possiamo dire che Jerome Sans è all’esplorazione di diverse realtà? O Intermission è piuttosto il proseguimento della filosofia del Palais de Tokyo?
Sono sempre stato interessato a progetti che includano altri campi di creatività o altri creativi come musicisti, architetti, stilisti… La creatività o la cultura sono come una mano, in cui tutte le dita lavorano insieme. Senza la presenza di tutte le dita, le cose diventano difficili da fare.

In questa ottica, quindi, nasce e si sviluppa il progetto del Palais de Tokyo? Non posso non chiederle di raccontarci di quest’avventura, che si presenta come qualcosa di assolutamente innovativo a cominciare dall’orario d’apertura: il Palais è aperto dalle12 a.m. alle12 p. m.
Aprire un’istituzione da mezzogiorno a mezzanotte era una necessità.
Perché non aprire uno spazio espositivo per il tempo libero piuttosto che in orario di lavoro? Perché non creare un ambiente più umano dentro il white cube? Perché non comportarsi in questo spazio come a casa? Perché non aprire le porte verso l’esterno?

A questo punto, in futuro che cosa ci dobbiamo aspettare dall’estro creativo di Jerome Sans?
Che prosegua con avvenimenti culturali con gli artisti e che continui a sviluppare nuove avventure in campi inaspettati.

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Federica La Paglia

[exibart]

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