Categorie: Personaggi

Jeff Koons, accademico d’onore

di - 28 Aprile 2019
«Quello che mi emoziona è che, come artista, ho l’opportunità di creare il contesto e spingere verso un certo punto di vista. Poi lo spettatore completa la narrazione secondo le proprie potenzialità. È necessario entrare in contatto con il nostro potenziale. L’arte ne è l’essenza». La superstar del ready made kitsch, Jeff Koons, nominato Accademico d’Onore in Scultura per i 250 anni dalla fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, oggi diretta da Luciano Massari, con un lungo, generoso e appassionato discorso, lascia tutti senza fiato. Centoventi minuti di memorie, statements e confessioni; da ragazzino insicuro che vendeva cioccolatini e carte da regalo porta a porta a fervente sostenitore della filosofia morale di Jon Deigh.
«I miei gonfiabili sono fatti di respiro umano che è energia vitale», dichiara con una certa sicumera Koons.
Sorvolando magistralmente il ciclo che lo vide protagonista con Ilona Staller di una vicenda sentimentale e creativa ben aldilà dei limiti del porno “sublime”, Made in Heaven, solo citato tra la serie delle Banalità (1988) e la scultura The Puppy (1992) – un “cucciolo” di Terrier alto dodici metri e animato da sessantamila piante e fiori – Jeff Koons ripercorre la sua carriera artistica mettendo a tacere qualsiasi controversia di natura etica o tecnica.
Dimenticate le accuse di plagio, il chiaccheratissimo trasloco della sua base operativa nella fortezza del lusso degli Hudson Yards a New York e i tagli all’esercito di oltre cento assistenti. Mettete da parte la sua estetica del pop specchiante, vistosa e urlata. Le aspirapolveri (1980) del filone The New sono veicoli del desiderio, oggetti di uso quotidiano, nuovi per sempre, che mostrano la loro integrità (newness) in contrasto con la vanitas dell’essere umano. Mentre il pallone da basket immacolato che galleggia in Equilibrium Tank (1983-1984) ci rimanda al tempo prima di nascere, allo spazio metafisico. E la scultura in porcellana con Michael Jackson e la scimmietta (Michael Jackson and Bubbles, 1988)? Riflette la stessa trascendenza della Pietà Rondanini o della mummia di Tutankhamon.
Jeff Koons, Accademia di Carrara
«Con The Rabbit (1986) ho voluto realizzare un’opera che fosse visivamente intossicante e generosa». Perché l’arte è condivisione, accettazione della propria storia – qualsiasi sia il tuo passato, è perfetto! – ed “equilibrio sociale”.
Koons sfida qualsiasi logica, ma con uno stile talmente impeccabile e sopraffino da non permettere repliche. Neppure risolini. Il Ballon Dog, da quasi sessanta milioni di dollari, del resto, è un pezzo ritualistico con qualità positive e antiche, che ci rimanda alla preistoria, alla filosofia. Noi organismi viventi in relazione al mondo esterno, come siamo influenzati e come analogamente rimettiamo in circolo energia.
Ma è l’aneddoto sulla monumentale e iconica Play-Doh, realizzata in un ventennio, ad infervorare il pubblico nell’aula magna dell’Accademia. Osservando la montagna informe di pongo (Play Doh in Usa) costruita dal figlio Ludwig, Koons, l’eroe dell’idea «che è sempre più potente della sua distribuzione», realizza di aver sempre lavorato con oggetti familiari e banali con l’intenzione di rimuovere le gerarchie e il giudizio.
Voilà: ecco a voi Jeff Koons che celebra le persone e la capacità di accettare e connettersi con tutto ciò che c’è nell’universo. La Large White Ballerina, dalla serie delle Antichità, a cui sta lavorando adesso a Carrara con una troupe dell’Accademia, dialoga con le sculture barocche – quelle della chiesa di San Severo a Napoli o del Bernini – e le Gazing Balls, le sfere blu riflettono il qui ed ora, e ci ricordano sempre dove siamo e in quale direzione possiamo guardare: dentro, dove l’arte si manifesta, e fuori di noi. Ringraziando l’Accademia di Belle Arti di Carrara, che gli ha permesso di esplorare le profondità della pietra, Koons si autoproclama anche Life Coach.
«Solo se abbracci l’idea di empowerment e accetti te stesso puoi aiutare gli altri e trovare il senso della vita». Grazie Jeff.

Petra Chiodi

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