Work in progress - Adriano Fida
Rosarno, 1° ottobre 2022: con dolorosa incredulità viene diffusa la notizia della prematura dipartita di Adriano Fida, artista simbolista conosciuto e stimato a livello internazionale, che a 44 anni ha perso la sua battaglia contro un male incurabile.
1978: Medma, antico nome di Rosarno che a Fida piaceva tanto ricordare, regala i primi natali all’artista, che nasce e cresce in una Calabria bellissima ma a tratti complicata, una terra che ha ispirato la sua arte ricca di simbolismi e riferimenti mitologici a partire proprio da un’educazione al mito tipica di luoghi ricchi di storia, cultura e mitologia come il territorio grecanico calabrese.
Da sempre proiettato in un futuro nell’arte, fin da giovanissimo comprende di dover assecondare la propria indole creativa iscrivendosi alla scuola d’arte di Palmi, per poi proseguire gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, all’epoca ambiente particolarmente in fermento, ove non mancheranno sane e proficue competizioni con colleghi e docenti, che lo ricordano con stima e affetto per l’artista e la persona. Durante il suo percorso accademico, Fida affina grandi abilità tecniche e compositive che raggiungeranno il proprio apice a Torino con la frequentazione del maestro Silvano Gilardi, in arte Abacuc, grazie al quale riesce ad affinare la tecnica dell’affresco per poi giungere, anche grazie allo studio di grandi maestri come Michelangelo, a soluzioni innovative che conducono a un connubio tra tradizione e studio dei materiali.
2003: Il venticinquenne Adriano Fida inizia ad ampliare il proprio raggio frequentando Roma e mettendosi a confronto con artisti del passato, del presente e (con la consapevolezza odierna) del futuro. Inizia, così, un periodo di frequenti spostamenti verso Roma durato ben cinque anni, fin quando l’artista non decide di stabilirsi nella città eterna, ove qualche anno più tardi aprirà una propria scuola di Pittura.
Sempre attivo e presente nella scena artistica, iniziando a distinguersi con le sue opere concentrate su grandi dilemmi esistenziali, primo tra tutti il memento mori, Adriano Fida si è confrontato con vari artisti odierni, tra cui il maestro Roberto Ferri, e ha coltivato amicizie con vari artisti, tra cui la pittrice Jara Marzulli. Nel tempo ha anche suscitato l’interesse di personalità piuttosto rilevanti nel mondo della curatela e della critica e ha esposto in location prestigiose anche oltreoceano.
La pittura di Fida, raffinata e ricercata, sfocia talvolta in particolari fiamminghi o iperrealisti; i suoi tratti connotanti delineano un linguaggio fortemente figurativo che tende a un simbolismo quasi surreale, ponendo l’accento su realtà celate. Come ha affermato l’amico e collega Angelo Foriglio: «Era una sorta di Caronte che, attraverso la sua arte, faceva traghettare i fruitori tra ciò che si conosce e ciò che è ignoto». Le sue opere, difatti, sono ricche di elementi visionari: ne “L’occhio dell’angelo”, per citare solo quella che si è rivelata quasi un presagio, l’artista si autoritrae disteso, uno schema compositivo che fa chiaro riferimento all’iconografia della deposizione del Cristo, mentre l’occhio dell’angelo si direziona sul suo costato, quasi esprimendo il presagio della sua dipartita, una volta appreso della malattia che avrebbe posto fine alla sua esistenza terrena.
Diverse le opere e i progetti lasciati incompiuti dall’artista, sempre pronto a proiettarsi nel futuro nonostante tutto, come testimoniano colleghi, amici e parenti che coralmente raccontano di un artista visionario, pittore raffinato e persona eccezionale.
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