La felicità costa 99 centesimi di dollaro. Al pezzo. È lo shopping da grande magazzino, ossessivo, frenetico, assurdo: tutto ha un prezzo irrisorio, tutto è un’occasione, tutto è raggiungibile. Una terapia very cheap, almeno apparentemente. Sotto sotto, somiglia parecchio ad una forma di perversione.
A questo pensava probabilmente Sven Påhlsson (Oslo, 1965; vive tra Oslo e New York) quando ha dato al suo supermarket –quello della videoanimazione Consuming Pleasures (2003)- l’aspetto distorto che hanno gli oggetti negli incubi: è colorato, immenso, colmo di cose, ideale e inquietante.
Il problema –ha spiegato l’artista in una conversazione pubblicata sulla rivista spagnola Tentacciones– sono l’aria e la polvere, che nel mondo costruito e animato con un programma 3D mancano totalmente. Allora ecco quella sensazione di sottile
Una replica perfetta, quella creata da Påhlsson, che sceglie –ricrea, poi smonta , con insano sense of humor- i luoghi eccellenti del sogno americano: la superstrada, l’automobile (Crash Course, 2000), il suburb (Sprawlville, 2002), il supermercato; oggetti, uno ad uno, di un serie di animazioni video. Le vedremo in un tour lungo un mese, in giro per l’Italia: oggi ancora a Roma, al Chiostro del Bramante, poi a Torino (Fondazione Sandretto), quindi a Firenze (Spazio BZF-Vallecchi), Bologna (Ex Bologna Motori), Milano (Triennale); la mostra a parte del progetto Tribe Art, promosso da Lucky Strike B.A.R Honda, iniziato l’anno scorso con l’omaggio alla Formula1 –e al team sponsor- firmato da Julian Opie (con tanto di ritratto a tinte piatte di un Jacques Villeneuve formato fumetto).
In parte è una questione di inquadrature -per lo più dall’alto, come quella, bellissima, in picchiata sul parcheggio- di prospettive che incalzano, di accelerazioni forzate (evidente –per esempio- nell’intreccio di strade sopraelevate di Crash Course,
Niente altro che facciate, del resto, sono le villette con giardino, veranda e garage di Sprawlville. Perfette, sotto un cielo plumbeo.
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