Viene voglia di trovare qualcuno da ringraziare. Dopo tante delusioni, tanta incuria, tanto e troppo abbandono si ha davvero il desiderio di individuare un capro espiatorio al contrario, un idolo a cui dire “grazie!”.
Tanto per zittire eventuali malignità sulla nostra partigianeria annuncio che chi scrive è spesso in disaccordo con le idee politiche del partito dei ds, credo tuttavia che da destra e da sinistra si debba levare un “grazie” – di cui sopra – a personalità come Walter Veltroni e come Giovanna Melandri.
Il primo ha riesumato la vecchia tradizione della Roma papalina di utilizzare i fondi del lotto per i restauri, la seconda ha utilizzato i fondi stessi (900 miliardi in tre anni) per realizzare un nuovo Rinascimento (si, certo, con la “erre” maiuscola). In queste poche righe spenderemo altri elogi per la realizzazione, di nuovo a Roma, di un insieme di opere che nel giro di tre anni (una volta ce ne volevano trenta) hanno fatto in modo che la capitale ospitasse il più grande polo archeologico urbano del mondo.
I primi interventi partivano, in collaborazione con l’Enel ai Fori nel lontano 1997: una serie di mega gruppi elettrogeni illuminava le vestigia della Roma imperiale. Il massimo risultato con la minima spesa visto che la gente riinizia per magia ad affollare l’area archeologia nelle ore del dopocena. Poi si passa a far ripartire l’arenato progetto della realizzazione del Museo Nazionale Romano. Aprono due importantissime sedi: il Palazzo Altemps (a due passi da Piazza Navona) e il Palazzo Massimo alle Terme (di fronte alla Stazione Termini).
Le terme di Diocleziano, le più grandi della romanità, sintesi di maestosità imperiale, dolcezza michelangiolesca (all’interno del calidarium il Buonarroti realizzò la basilica di S. Maria degli Angeli) e razionalità ottocentesca (nella grande esedra delle terme oggi è Piazza della Repubblica, realizzata dall’architetto Kock, simbolo di Roma Capitale) ospiteranno due musei. Il Museo di Protostoria dell’antico Lazio ed il Nuovo Museo Epigrafico, il più grande al mondo con fondamentali indizi sullo sviluppo della lingua latina; all’interno dei colossali spazi espositivi due mostre di grande valore simbolico su Romolo e Remo e sugli Argonauti.
Sull’Appia Antica sono stati portati a termine i lavori di restauro, riportata alla luce l’antica pavimentazione in basalto, restrutturate le vestigia e i monumenti funebri che l’affiancano, addirittura interrata un’autostrada (il Raccordo Anulare) che la tagliava in due. Sulla Regina Viarum ha l’ingresso un’alta perla del polo archeologico capitolino: la Villa dei Quintili era fino allo scorso anno praticamente sotto terra, si tratta della più grande villa suburbana di cui si abbia notizia, non proviamo a descriverla, va vista!
A Ostia Antica, museo a cielo aperto meno famoso ma non meno importante di Pompei sono stati creati nuovi percorsi di visita che consentono un approccio di maggiore significato didattico e di più semplice fruibilità. All’interno delle regiones dell’antico porto di Roma verranno allestiti per l’occasione spettacoli di danza, musica e teatro.
Ci risulta difficile commentare tanta e tale abbondanza, sappiamo di avere lettori numerosi, attenti e puntuali, proveteci voi.
Massimiliano Tonelli
[exibart]
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