Benvenuti! Ma quanto costa l’ingresso?

di - 13 Gennaio 2017
La storia: fondato nel 27 A.C. da Marco Agrippa, genero di Augusto, ricostruito dall’imperatore Adriano nel 120-124 D.C. Poi, nel VII secolo, il Pantheon fu convertito in basilica cristiana, e ancora oggi vi sono funzioni. Pariamo del Pantheon, monumento famosissimo in tutto il mondo. Un po’ per la sua forma, un po’ perché si trova esattamente sul tragitto di chi solca il centro storico di Roma, da una parte all’altra in cerca di bellezze più iconiche, dalla Fontana di Trevi a Piazza Navona. Stando alle “classifiche”, ogni anno vi entrano – gratuitamente – 7 milioni di persone. Proprietà del patrimonio gestito dal MIBACT, è sotto la gestione del Polo Museale del Lazio, e data la sua funzione religiosa è anche vincolato al Vaticano.
La questione: entro la fine di questa legislatura il Ministro Dario Franceschini ha annunciato che il monumento verrà inserito tra i beni capitolini “a pagamento”. E la bufera è esplosa, a pochi giorni dall’annuncio del nuovo Parco Archeologico romano legato al Colosseo.
Sul piatto delle polemiche? Ci sono i soliti problemi: in primis la domanda se sia giusto o meno far pagare l’ingresso ai monumenti, ma soprattutto, “Quanto vale il Pantheon?”.
Di certo non come San Pietro o come altre Chiese, da Santa Maria Maggiore in giù. Perché non offre quei servizi “aggiuntivi”, perché è “vuoto”, perché i visitatori stazionano qui per pochi minuti. Per molti, insomma, un’assurdità.

«È il turismo che deve portare indotto economico, non il museo!», ha dichiarato lo storico Vittorio Emiliani a Radio Tre, sollevando una questione non indifferente: sembra in effetti che sotto l’egida di Franceschini si sia riservato ai musei la status della mucca da latte; una spremitura ai limiti del possibile, per fare cassa. Sia chiaro nessuno si auspica che le visite scendano, anzi, ma in questo caso – ricorda Emiliani – si hanno da vedere solo le mura di una chiesa e un po’ di sepolcri, e un biglietto allontanerebbe non solo turisti ma anche cittadini residenti nel centro storico di Roma.
Ma se ticket fosse, quanto dovrebbe costare? Stando alle prime battute 7 euro, un prezzo folle. Ma se l’ingresso fosse a 2-3 euro? Forse si ridurrebbe l’effetto “entra per un selfie”, e i lapidei del Pantheon sarebbero un poco più rispettati.
Lo spiega anche il Presidente del FAI, Andrea Carandini, che pone l’attenzione su un altra questione: «Gli incassi dei grandi monumenti devono servire a mantenere e ad aiutare i minori [come accade per il Fondo di Solidarietà del Colosseo, il cui 20 per cento dei ricavi dovrebbe andare alla tutela di altri monumenti meno “fortunati”, n.d.r.] Se si tratterà di un biglietto del valore di qualche euro e se si forniranno servizi didattici, sarà giusto far pagare».
D’altronde, insomma, non si capisce perché in dozzine di altri casi le monetine (per illuminare cappelle, absidi, altari, statue) vadano bene, ma per entrare al Panteon no.

Il problema sepolto ma non troppo, secondo Carandini, è sempre lo stesso: «In Italia qualsiasi riforma ed esperimento, qualsiasi maledetto modo per uscire dalla palude, è visto come un dissacramento del passato. Franceschini farà anche tutti gli errori del mondo, ma ci sono dei risultati – come gli ingressi nei musei – che raccontano almeno di un tentativo di smuovere questo settore dall’immobilità». Differente, invece, l’opinione di Emiliani: «Noi siamo il 22esimo Paese in Europa per spesa alla cultura. Invece che spendere 18 milioni per la ripavimentazione del Colosseo, perché non si restaura l’Appia Antica? Perché non si pianifica una vera promozione della città e non solo di alcune aree?». Ma non andiamo fuori tema.
Tornando all’annosa questione della gratuità, seguendo le mosse di Franceschini, ci sono parecchie possibilità. Lo ricorda anche Patrizia Asproni, che paragona i Beni culturali all’acqua, bene primario che paghiamo per averne pulizia e servizio. «Non capisco perché non si debba pagare il giusto prezzo per far fruire non solo a noi, ma anche alle generazioni future, i tesori italiani», spiega la Presidente del Museo Marini di Firenze, che sulla questione dell’ingresso libero aggiunge: «Ci sono le domeniche gratuite, chi si occupa del settore entra gratis, i giovani non pagano, gli studenti nemmeno, ci sono le card».

E poi c’è la questione di come gestire politicamente gli incassi: per esempio in Inghilterra si sono chiusi 44 musei “minori” e 28 biblioteche per concentrarsi solo sul quel “centro turistico” che è Londra. Ma si tratta di una prospettiva che va completamente contro l’idea di quello che è il museo diffuso italiano, territorio ricco di eccellenze, piccole e grandi, anche in periferia. Che, non ricevendo soldi dallo Stato, devono arrabattarsi con quello che avanza, il Fondo di Solidarietà pari al 20 per cento degli incassi che vengono per esempio dal Colosseo.
Rimane chiaro che uno Stato che destina solo pochi spiccioli al suo patrimonio sia scandaloso, non può che essere vero, come ricorda Emiliani, ma «Chi entra in un monumento deve essere cosciente di un principio di valore», spiega Asproni.
E visto che ad oggi il valore pare contemplato solo con il suo paragone in denaro forse è giunto il momento anche per il Pantheon di diventare parte del “tesoro” di Roma. In maniera accessibile certo, ma non più alla mercé di tutti. Qualcuno, il selfie, se lo farà in facciata.
In attesa che lo Stato italiano possa rinegoziare il risarcimento alla cultura, visto che ogni giorno – e le iniziative della Riforma Franceschini lo confermano – i Beni italiani presentano l’incasso, in positivo.
Matteo Bergamini

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