MiBACT delle mie brame

di - 27 Novembre 2014
È incredibile quanta carne, dacché è Ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini riesca a mettere al fuoco. Il problema è sempre la cottura, perché il rischio è quello che a suon di novità tutto risulti, alla fin fine, un rumore di fondo che garantisce lo status quo.
Solo nelle ultime 24 ore si sono annunciati tre diversi punti: prima le questioni per il rilancio della cultura da Bruxelles, teorie decisamente banalotte come vi abbiamo raccontato nel “Fatto del giorno” di ieri. Oggi, invece, insieme al Segretario Generale della CEI, Monsignor Nunzio Galantino e al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, il Generale Leonardo Gallitelli,  Franceschini sarà alla Biblioteca Angelica per presentare le “Linee guida sulla tutela dei Beni Culturali ecclesiastici”, realizzate dal Comando dei Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale, e per l’occasione saranno esposti una serie di capolavori d’arte sacra, recentemente recuperati dal nucleo delle forze dell’ordine.
Ora, che anche ai Beni Culturali “di Dio” debba pensare lo Stato con i soldi pubblici, perdonateci, ma ci pare veramente una barzelletta antesignana, epoca Patti Lateranensi, specialmente alla luce dell’Impero – ormai sdoganato dai fatti e dagli scandali – che si ritrova da parte Santa Romana Chiesa. Ma andiamo avanti.
Tra le altre novità c’è anche un altro fatto, non indifferente: l’approvazione in bilancio, legato alla Legge di Stabilità, di un modello che permetterà l’avvio di un “Fondo di tutela del patrimonio culturale”, ovvero lo stanziamento di 100 milioni di euro all’anno dal 2016 al 2020.

«È un fatto di enorme importanza che arricchisce il contenuto della manovra economica. È la prima volta che viene istituito un fondo in attuazione dell’articolo 9 [La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, n.d.r.] che consentirà di pianificare con ragionevole anticipo gli interventi prioritari sul patrimonio culturale», ha dichiarato Franceschini. Il programma degli interventi da attuare dovrà essere triennale, e andrà trasmesso al CIPE (comitato interministeriale per la programmazione economica) entro il prossimo mese di giugno. Bisognerà quindi decidere dove intervenire, e bisognerà però anche capire da dove arriveranno questi fondi, visto che quelli europei in attesa di appalto torneranno al mittente alla fine dell’anno. Un programma complesso, insomma, che però ha ancora diversi tratti nebulosi da chiarire, ma avendo inquadrato un poco il soggetto parlante non mancheranno occasioni per avere chiarificazioni ufficiali.

Sul piede di guerra, nonostante tutte queste nuove, restano i sindacati. Che tramite la Confsal- Unsal hanno lanciato un nuovo strale contro il Decreto del Presidente Del Consiglio dei Ministri, ancora una volta intorno alla riforma dei Beni Culturali di Franceschini, che entrerà in vigore il 10 dicembre. “C’è l’incapacità politica di gestire un Ministero della Cultura chiedendo l’ingresso di privati e l’introduzione di cd. Manager per la gestione di importanti Istituzioni museali e per fare questo la riforma prevede, tra le altre cose l’inclusione definitiva tra cultura e turismo; la rivalutazione dei musei italiani, La ripresa delle politiche di innovazione e formazione, il potenziamento delle arti contemporanee, la verifica delle linee di comando tra centro e periferia e il taglio delle figure dirigenziali”, si legge nel comunicato, che riprende pari pari i punti che fecero infuriare non poche figure all’indomani dell’annuncio di questo “remake” da parte del Ministro. Ma c’è una parte che i sindacati vedono particolarmente in chiaro, e che si lega molto bene all’idea di portare 100 milioni all’anno per tutelare e promuovere i Beni italiani.

“Il Ministro, come d’altronde tutta la compagine governativa, non vede i reali problemi del MiBACT, che com’è risaputo, sono sempre quelle di disporre di sempre meno risorse economiche, cronica carenza di personale per effetto del blocco del turn over, mancanza di ricambio generazionale ( se si pensa che l’età media supera i 55 anni con almeno 38 anni di servizio all’attivo), scomparsa delle specifiche professionalità tecniche (archivisti, bibliotecari, storici dell’arte, restauratori, etc), eccesso di burocrazia, abbattimento della dirigenza nella conduzione di importanti sedi  come archivi di stato storici, soprintendenze forzatamente accorpate, biblioteche riconosciute per il loro patrimonio nazionale”, si legge nel testo di Confsal. Che vuol dire? Vuol dire che se questi sono i punti reali, e non stentiamo a crederlo, forse ci faremo ben poco con 100 milioni all’anno. Se mancheranno le professionalità e i professionisti, per esempio. Se non vi sarà un buon modo per investirli, per esempio. Se la macchina del Ministero dei Beni Culturali resterà, anche nel suo “snellimento”, un organismo troppo complesso e cavilloso dove il denaro si perderà ancora prima di arrivare a destinazione, per esempio.
Vanno bene gli annunci, sono perfetti per ringalluzzire un poco le speranze di un Paese che possa non solo prendersi cura del suo “vecchio”, ma anche sostenere il nuovo, ma cosa si sta concretizzando davvero dietro a titoli altisonanti come “Sblocca” o “Salva Italia”? MiBACT delle mie brame, ma che ci faremo con tutti i tesori del reame?

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