PAROLA DI DIRETTORE

di - 8 Novembre 2007
Dov’è arrivata Torino negli anni ’90? Di certo molto in alto nel panorama italiano, tanto che mi vanto d’aver coniato nel 1999 per una brochure edita da Turismo Torino il claim Torino Capitale d’Italia dell’arte contemporanea. Grazie alla presenza del Castello di Rivoli, in assoluto il primo museo d’arte contemporanea esistente in Italia, affiancato dalla non meno prestigiosa attività espositiva della storica GAM, la ex Galleria civica d’Arte Moderna, che alla metà degli anni ‘90 implementa sua la denominazione con la significativa appendice “e Contemporanea”. Senza tralasciare la presenza trainante e vulcanica di Patrizia Sandretto, che nel 2000 apre a Torino la sua Fondazione Sandretto Re Rebaudengo col determinante aiuto di Francesco Bonami. Last but not least la nascita della Fondazione Merz, voluta dal compianto Mario e oggi portata avanti con grande determinazione dalla figlia Beatrice. Ma in città arriva anche la ventata di novità che scende dalla biellese Fondazione Pistoletto, più che mai attiva con la sua Unidee, l’Università delle Idee.

Né va dimenticato il ruolo giocato da Artissima, la prima fiera al mondo esclusivamente d’arte contemporanea, nata per merito dell’ingiustamente vituperato Roberto Casiraghi, estromesso per alto tradimento, colpevole per aver lanciato la fiera di Roma (certo gli nuoce anche il carattere non simpatico, a fronte però di una grande abilità manageriale), oggi più che mai in rilancio grazie alle entrature internazionali del giovane e talentuoso Andrea Bellini; il quale tuttavia ha già pestato non pochi piedi in questa nostra città dove bisogna muoversi sempre con savoir faire subalpino, non con romana irruenza. Né va tralasciato il lavoro assiduo di tanti galleristi come Franco Noero, Sonia Rosso, Alberto Peola, Franco Soffiantino, Federica Rosso, e anche di new entry come Roberto Allegretti, Franca Marena ecc. Non meno importante l’impegno di curatori e critici militanti valenti come Luca Beatrice, le “ragazze” del gruppo a.titolo (Lisa Parola, Luisa Perlo, Giorgina Bertolino, Francesca Comisso), Olga Gambari, Elisabetta Tolosano, Franz Bernardelli, Norma Mangione, Gabriella Serusi.

Infine, mi si conceda, Cicero pro domo sua, va segnalata la rinascita dell’Accademia Albertina di Belle Arti che da due anni ospita le rassegne di giovani artisti Proposte (della Regione Piemonte) e Nuovi Arrivi (del Comune di Toirno), oltre allo Share Festival dedicato all’arte e alle nuove tecnologie digitali, e alla rassegna Video.it, promossa dall’Associazione Arte Giovane. Un gruppo di collezionisti e amici appassionati d’arte contemporanea, una parte dei quali ha dato anche vita anche a Barriera, ossia ha comprato in Barriera di Milano uno grande spazio destinato a “deposito” di opere d’arte di collezione privata, e qui vengono anche organizzate mostre ed eventi aperti al pubblico. Positiva è anche la recente apertura verso il contemporaneo persino della Pinacoteca Agnelli, che in questi giorni presenta una mostra sull’arte africana contemporanea, grazie all’impegno della vicepresidente Ginevra Elkann e della “direttora” Marcella Pralormo.

Tra tanti fatti positivi che inducono all’ottimismo, l’unica vera preoccupazione è il taglio ai finanziamenti comunali e regionali per la cultura e specificatamente per l’arte contemporanea. Così le Luci d’artista potrebbero accendersi per l’utima volta questo Natale e anche la terza edizione della Triennale dei Giovani, in programma nel 2009, potrebbe in futuro essere cassata. La più cocente delusione però ce l’ha riservata il regista inglese Peter Greenaway che, alla da poco riaperta Reggia di Venaria, ha realizzato installazioni video a dir poco imbarazzanti (basti il confronto con quanto di bello Studio Azzurro ha fatto al Forte di Vinadio) al costo abnorme, si vocifera, di ben sei milioni di euro!

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guido curto

*foto in alto: Ritratto di Guido Curto di Sandro Scalia (particolare)

[exibart]

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  • Si nota il brillante florilegio di nomi nuovi che portano l'arte contemporanea a torino, si autoincensano e si parlano addosso per i soliti quattro soldi da spartirsi.

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