Relativamente lontana dal tempo in cui Marc Augé indagava le prime fisionomie etiche e linguistiche dei non-luoghi, aria magazine si apre alla possibilità di rileggere ciò che ci circonda come una estensione intima del nostro modo di sentire. Ridefinisce gli spazi urbani e naturali del vivere partendo dall’idea stessa di abitarli. Dipana i filamenti emotivi che permeano lo spazio e risponde a una necessità interiore che ribalta i concetti di anonimato e spersonalizzazione. La molteplicità dell’assenza viene quindi ricostruita in forme di sensibilità e il perdersi non sussiste più come smarrimento, ma come ricognizione di sé.
La teoria della “geografia emozionale” di Giuliana Bruno, elaborata in The atlas of emotion, è il presupposto teorico da cui ha inizio questa ricerca. La studiosa napoletana, che insegna a Harvard, indaga un’ipotesi di rigenerazione a partire dalla capacità di concepirsi in contatto con il vissuto. Propone uno smembramento del confine corporeo, in cui l’idea di viaggio non è legata a uno spostamento fisico ma mentale, volto a configurare il luogo come regione interna dell’emozione. Numerosi riferimenti –da Voltaire a Benjamin, da Madeleine de Scudéry a Debord, da Asger Jorn a Henri Lefebvre– sono integrati in questa riflessione sulla compenetrazione, sulle mobilità esplorative del desiderio, sulle reti di passaggio tra corpi e paesaggi, dove significativo appare il riferimento a un artista come Guillermo Kuitca, che con le sue mappe allude alla mescolanza dei paesaggi con la sessualità, la vita emotiva e biologica. Aria fa proprio lo slittamento dalle manifestazioni della vita all’arte. Riesce a fondere le istanze della rivista agli approfondimenti del catalogo e trat
daniele fiacco
pre[ss]view è diretta da marco enrico giacomelli
[exibart]
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