A Bergamo, il Festival Orlando indaga le nuove geografie sessuo-affettive

di - 2 Maggio 2026

Come immaginare nuove forme di relazione in un contesto che tende a restringere gli spazi del possibile? Dal 5 al 10 maggio 2026, torna a Bergamo per la tredicesima edizione il Festival ORLANDO, progetto promosso dall’Associazione Culturale Immaginare Orlando e da Laboratorio 80. Un appuntamento ormai consolidato che, anche quest’anno, intreccia arti performative, cinema e pratiche discorsive per interrogare le trasformazioni in atto nei rapporti tra identità, corpi e spazio sociale.

Il tema scelto per il 2026 – le “geografie sessuo-affettive” – si colloca in un contesto segnato da tensioni politiche e culturali crescenti, in cui il dibattito su consenso, affettività e sessualità incontra nuove forme di resistenza e polarizzazioni. Il Festival assume così una posizione esplicita, proponendo un programma che attraversa linguaggi e discipline per costruire uno spazio di confronto pubblico. Sei giorni di attività distribuiti in dieci sedi cittadine, con oltre 20 appuntamenti e circa 30 artiste e artisti coinvolti tra performance, danza, proiezioni, incontri e laboratori.

Corpi digitali ExtraFestival

«C’è un’espressione, in uso nell’ambito dell’architettura paesaggistica, per descrivere i sentieri non ufficiali, ovvero quei tracciati che si formano quando le persone scelgono di non seguire percorsi prestabiliti: “linee di desiderio”. La tredicesima edizione di Festival ORLANDO parte da questa immagine suggestiva per invitare il pubblico ad esplorare percorsi alternativi, uscire dalle vie già delineate, provare a disegnare nuove mappe nell’ambito dell’affettività e della sessualità», ci ha raccontato la direttrice artistica Elisabetta Consonni, sintetizzando l’impostazione di questa edizione in una dichiarazione che definisce anche l’orizzonte teorico del progetto.

Atlante del corpo collettivo

«Il tema di questa edizione esplora, in particolare, le “geografie sessuo-affettive”. È un’idea che fa pensare quasi ad una nuova materia scolastica. In un contesto politico che ostacola il dibattito su consenso, affettività e sessualità – tra decreti ministeriali contro l’educazione sessuale nelle scuole, in un clima culturale sempre più ostile alle soggettività queer – ORLANDO risponde proponendo una visione alternativa attraverso l’arte. Troviamo infatti che sia sempre più urgente assumere una posizione chiara e netta nei confronti dei fenomeni di erosione dei diritti che osserviamo quotidianamente. Vogliamo quindi assumerci la responsabilità verso le domande e i bisogni delle nuove generazioni in tema di affettività e sessualità e cerchiamo di farlo indagando nuovi modi di muoverci nel mondo», ha continuato Consonni.

Star, Ph. Luca del Pia

Ad aprire il Festival sarà la prima nazionale di Precarious Moves del coreografo viennese Michael Turinsky, un lavoro che riflette sulle condizioni del movimento e sulla dimensione politica del corpo. Tra i protagonisti figurano anche la compagnia spagnola di Pere Jou e Aurora Bauzà con A Beginning, il performer e attivista Matteo Sedda con Fuck me Blind, ispirato al film Blue di Derek Jarman, e Gioele Peressini con La forma del maschio, che affronta la repressione delle mascolinità non conformi durante il fascismo.

Il programma include inoltre il ritorno di Diana Anselmo con Pas Moi, dedicato alle discriminazioni verso le persone sorde, e i progetti performativi del Collettivo Amigdala. Accanto alla dimensione performativa si sviluppa un articolato calendario di incontri e letture, tra cui Woke! Contro la nuova grammatica reazionaria e Un insieme di risvegli, che mettono in relazione pratiche artistiche e riflessione politica.

Magia Lesbica, Ph. K Mitch Hodge

Particolare rilievo assume anche il rapporto con il territorio. Progetti come Civico 1, realizzato con Fondazione Diakonia, coinvolgono comunità locali e gruppi intergenerazionali, mentre SOTTOBANCO. Scuola autogestita di educazione sessuo-affettiva trasforma Piazza della Libertà in uno spazio di sperimentazione educativa e partecipativa.

Il cinema resta uno dei nuclei centrali del Festival, con titoli come La grotta dell’orso di Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis e Lo sguardo misterioso del fenicottero di Diego Céspedes, che affrontano temi legati a identità, discriminazioni e memoria. A questi si affianca la settima edizione di ORLANDO SHORTS, curata da un gruppo under 25, che restituisce uno sguardo generazionale sulle narrazioni queer contemporanee.

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