Operation Night Watch, il progetto di restauro della Ronda di Notte di Rembrandt al Rijksmuseum di Amsterdam, condotto usando tecnologie di altissimo livello
L’introduzione delle Intelligenze Artificiali generative sta trasformando le professioni legate al patrimonio culturale, offrendo strumenti innovativi per la conservazione, la fruizione e la valorizzazione delle opere. Queste tecnologie permettono nuove modalità di restauro virtuale ma anche un accesso immersivo alle risorse artistiche, ridefinendo il rapporto tra creatività umana e automatizzazione. Tuttavia, il loro impatto solleva anche nuove sfide sia etiche che professionali, richiedendo una riflessione sul ruolo dei curatori, storici dell’arte e operatori museali in un contesto in continua evoluzione. Far luce su questi aspetti è l’obiettivo principale di IA generativa e professioni culturali, la prima attività di ricerca avviata nell’ambito di Dicolab. Cultura al digitale, il sistema formativo per la trasformazione digitale del settore culturale, promosso dal Ministero della Cultura – Digital Library e realizzato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Tra le attività in programma, attualmente è in corso un’indagine condotta tramite una survey, che coinvolge un ampio spettro di professionisti del settore culturale: archivisti, bibliotecari, storici dell’arte, restauratori, artisti, ma anche architetti, operatori di spettacolo, autori e traduttori.
L’obiettivo è comprendere quanto e come l’IA sia conosciuta, utilizzata e percepita all’interno delle organizzazioni culturali, immaginando anche le sue possibili applicazioni future. Le domande del sondaggio mirano a esplorare i sentimenti e le preoccupazioni degli operatori culturali: Quanto conosci l’IA generativa? L’hai mai usata nel tuo lavoro? Cosa ti entusiasma o ti preoccupa? Un ventaglio di interrogativi che disegna un quadro sfaccettato di percezioni e aspettative.
Questo progetto rappresenta una prima tappa di una ricerca più ampia volta a misurare l’impatto che l’Intelligenza Artificiale potrebbe avere sulle attività e competenze del lavoro culturale. Dalla raccolta e analisi dei dati, emergeranno necessità concrete, su cui si fonderanno percorsi di aggiornamento e formazione specifici per il settore. A queste prime rilevazioni seguiranno focus group, interviste e studi di caso, un vero e proprio “termometro” delle opportunità e delle sfide che l’adozione dell’IA comporta nelle diverse realtà culturali.
Questo approccio innovativo alla digitalizzazione del patrimonio culturale trova le sue radici in precedenti iniziative della Fondazione, che già dal 2021 ha iniziato a sviluppare un quadro di riferimento sulle competenze digitali per il settore culturale, con progetti come Relazioni digitali. L’obiettivo rimane lo stesso: dare voce ai professionisti del settore, intercettandone i bisogni e offrendo loro gli strumenti necessari per affrontare le sfide del futuro digitale.
Con un calendario ricco di appuntamenti pubblici, previsti già durante la fase di raccolta dati, il progetto offre un’occasione di riflessione corale e di dialogo costante, prima ancora della pubblicazione finale dei risultati. Un percorso che ambisce a costruire consapevolezza e chiarezza attorno a un tema cruciale, per garantire che l’adozione delle nuove tecnologie avvenga in modo sostenibile e condiviso, senza sacrificare la ricchezza del patrimonio culturale.
Per partecipare al questionario sull’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sull’arte e sulla cultura, si può cliccare qui.
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