Arte e design: matrimonio a Faenza

di - 21 Ottobre 2017
Non restano che pochi giorni ancora per visitare al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza “Builders of Tomorrow – Immaginare il futuro tra design a arte”: mostra importante che si propone come un’intelligente rilettura del rapporto tra arte e design oggi.
Una mostra che acquista un valore in più, proprio perché realizzata in un luogo, qual è Faenza, dove questi due mondi da generazioni si incontrano e si combinano in una realtà creativa unica che prende avvio nella produzione ceramica ma spesso si concretizza in esempi eccellenti di prodotti che travalicano i confini tra le arti. Non a caso la cittadina romagnola può contare sulla presenza sul suo territorio di un’istituzione museale, prestigiosa e internazionale, com’è appunto il MIC, e di altre realtà dove si coltivano ricerca e sperimentazione, come il Museo Carlo Zauli, per esempio.

Builders of Tomorrow. Immaginare il futuro tra design e arte. MIC, Faenza 2017. Meris Angioletti

Senza dimenticare che Faenza è stata anche sede di importanti manifestazioni a riguardo, a partire dal Festival dell’Arte Contemporanea, diretto da Angela Vettese dal 2007 al 2011. E oggi, il rinnovato impegno dell’ISIA, guidato dal 2016 da Giovanna Cassese e Marinella Paderni, rispettivamente Presidente e Direttore dell’Istituto, viaggia in questa direzione, puntando alla promozione di una creatività che mescoli le carte, in cui non ci siano confini tra le arti ma agli studenti sia dato soprattutto un modo di approcciarsi a una cultura del progetto tout court, globale, per una commistione di saperi e know how unico nel suo genere.  E “Builders of Tomorrow”, allora, si può leggere proprio come una splendida dichiarazione di intenti da parte di Cassese e Paderni che, in veste di curatrici della mostra, ci dimostrano con esempi concreti come la loro intuizione nasca da solide basi, dall’analisi e dalle ricerche che da anni, per vie diverse, svolgono sul lavoro dei più importanti protagonisti della nostra cultura contemporanea. Nelle sale del MIC sono così presentate le opere di cinquantaquattro autori – volendo intenzionalmente eliminare l’etichetta restrittiva di artista o di designer – tutti di rilevanza internazionale da Vito Acconci a Joe Velluto, da Jean Paul Gaultier a Tony Cragg, e poi ancora sono presenti i lavori di Salvatore Arancio, Claudia Losi, Gregorio Botta, Sissi, Claudio Parmigiani, Denis Santachiara, Burno Munari, Nathalie Du Pasquier, Alessandro Mendini, Mathieu Mercier, Heim Steinback, Ettore Sottsass, Marcella Vanzo, Michelangelo Pistoletto, Nanni Balestrini e qui ci fermiamo anche se andrebbero menzionati tutti per comprendere interamente la portata di questa mostra. “Builders of Tomorrow” è un bellissimo sconfinamento tra le arti, in cui le due curatrici ci invitano a perderci, lasciando la mente e gli occhi liberi nella ricerca di un’estetica universale. Notevoli le scelti allestitive, pensate come un percorso tra quelle che ci piace definire delle “isole di pensiero”, in cui gruppi di opere si susseguono a delineare zone di contatti e sovrapposizioni di ricerche, quelle tangenze tra le arti di cui ci stiamo occupando. Come scrive Giovanna Cassese nel testo del catalogo che accompagna la mostra, quello che osserviamo è che “oggi sono cambiate le modalità e si registrano compresenze di stili e processi in un “pluralismo di ricerche”, una contaminazione che ci impone nuovi sguardi e nuove definizioni. È già stato scritto che viviamo una sorta di Artmix, una vertigine  di inizio millennio, in cui sono franati i confini ed è necessario creare nuove mappe per orientarsi». E continua Marinella Paderni, a conclusione di questo percorso, osservando come “l’arte ispiri il design nella ricerca di una maggior libertà di linguaggio, nell’utilizzo di processi concettuali e di estetica relazionale, nella rottura dei canoni e della rigidità funzionale.

Builders of Tomorrow. Immaginare il futuro tra design e arte. MIC, Faenza 2017. Formafantasma acquedotto 2016 courtesy Giustini Stagetti Galleria O Roma

Il design, invece, insegna all’arte gli approcci ad una cultura secolare del progetto, che è nata e si è evoluta con la scienza e la tecnologia, gli sconfinamenti tra opera e oggetto funzionale, la relazione con le cose, l’utilizzo di pratiche e materiali industriali atipici per le belle arti. La presenza di alcuni autori e la mancanza di altri non è esaustiva: Builders of Tomorrow potrebbe contenere un piccolo museo tante sono le produzioni di questi ultimi decenni che hanno esplorato il dialogo tra design e arte. In questa mostra si porta l’attenzione su una fenomenologia che è l’essenza stessa delle pratiche creative odierne, sempre più interconnesse, capaci d’integrare le diverse anime dell’uomo contemporaneo e della sua storia”.
Leonardo Regano

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