Arte e trekking: SMACH in Val Badia

di - 23 Agosto 2021

Fino al 12 settembre, in Val Badia, saranno aperte le porte della quinta edizione di SMACH.
Un progetto partito nel 2012 da un’idea di Katy Moling, Michael Moling e Gustav Willeit con l’intento di creare un nuovo polo culturale nei pressi di San Martino in Badia e che poi, si è esteso in tutta la valle con l’obiettivo di attuare una sempre più costante connessione fra arte e natura.
Questa biennale a cielo aperto, nel tempo, è riuscita a stimolare sempre più l’interesse per l’arte valorizzandone contemporaneamente il territorio che la ospita. In ogni sua edizione, a partire da un concorso internazionale, SMACH offre la possibilità agli artisti selezionati di esporre le loro opere in uno dei punti più alti d’Italia chiedendogli di ragionare attivamente sul tema dell’edizione in corso, tema che conferisce anche il titolo all’esposizione. Quello di quest’anno? “Fragile”.

Giacomo Savio, “Blu delle Dolomiti”, 2021, installazione ambientale, location Tru di Lêc. Ph. Gustave Willeit

Cos’è la fragilità oggi? Qual è il suo significato? Cosa nasce da essa? Queste le domande dei curatori, e anche le nostre. Ma saranno gli artisti a suscitare in noi una risposta, o altre domande. «Dietro alla fragilità si nascondono dei valori: sensibilità e delicatezza, amicizia e dignità, grazie ai quali ci sappiamo calare in stati d’animo, umori e momenti dell’esistenza» si legge dal sito smach.it, ed è proprio in questi momenti dell’esistenza che, a pensarci, potremmo sentirci liberi di essere fragili.
Per vedere SMACH bisogna mettersi in moto, prendere parte ad un cammino e all’esposizione, per entrare nelle radici più profonde del territorio in cui abitano temporaneamente le opere.

Xinge Zhang & Jiaqi Qiu, “Fragile as a Rainbow”, 2021, installazione ambientale, location Chi Jus, ph. Gustave Willeit

Arriverà un momento in cui ci sentiremo immersi in questi spazi ed è proprio mentre saremo in cammino lungo le meravigliose montagne della val Badia, nel mezzo di un percorso stabilito, organizzatissimo e magico (percorribile a tappe di un giorno o in un trekking unico di tre giorni) che troveremo le dieci opere di SMACH 2021 scelte dalla giuria. Ci potremo imbattere per esempio in Metafisica dell’occasione di Sara Ambrosini & Giorgia Marchetti, in Fragile as a Rainbow di Xinge Zhang & Jiaqi Qiu, in sup-PORTARE di Elisabetta Trussoni & Nicoletta Aveni o ancora in Fragile silence di Arturs Punte & Jekabs Volatovskis e poi, in altre sei opere. Ma qui ovviamente non sveleremo nulla. Cosa c’è in queste installazioni lo scoprirete strada facendo perché, la fragilità, è in un certo senso anche una cosa che caratterizza la montagna: non si sa mai cosa si trova lungo il sentiero ma bisogna essere pronti a scoprirlo da sé.

Jose Antonio Barrientos de Oria, “Vial”, 2021, installazione ambientale, location Pra de Pütia. Ph. Gustave Willeit

E se sentirete il desiderio di continuare a camminare potete fare un salto nella Val dl’Èrt (valle dell’arte), un parco di installazioni permanenti dove si trovano alcune delle opere esposte nelle passate edizioni; un altro luogo pieno d’incanto dove incontrare i pensieri, la poesia e i linguaggi che, anno dopo anno, hanno dato vita a inaspettate connessioni.
L’obiettivo dell’intero progetto è chiaro: valorizzare un patrimonio così prezioso come quello delle Dolomiti mettendolo in relazione con il mondo attraverso l’arte, portando l’arte internazionale su un territorio inusuale, coinvolgendola in uno strettissimo rapporto che connette le radici culturali del popolo ladino con il background interculturale degli artisti provenienti da ogni dove aprendosi, appunto, a nuove visioni e sinergie. Non c’è da stupirsi quindi che SMACH sia pensato outdoor: in montagna, all’aperto, sotto il cielo, dove le cose sono libere, dove qualcosa entra, qualcosa esce e dove tutto si rigenera.
Bisogna prendersi il tempo di vedere questa biennale, per stare nella natura in modo consapevole, per guardarsi attorno e per vivere l’arte. Così come ci vuole tempo per ascoltare, per aprirsi e per cogliere le fragilità delle persone e del mondo attorno a noi. È in questo modo che artisti e curatori ci invitano a pensare alla fragilità; una parola così pertinente con il momento in cui ci troviamo e così in sintonia con qualcosa che inevitabilmente ci appartiene.

SMACH che si definisce come una costellazione di arte, cultura e storia nelle Dolomiti non è altro che questo: un’unione speciale di idee e di persone capaci di connettere la storia del territorio in cui sono nate con l’obiettivo costante di renderlo vivo attraverso l’arte e la cultura, per proseguire – con estrema delicatezza e con elegante presenza – a ripensarsi in costante cammino nel mondo. Perché, come ci ricorda l’esploratore (nonché collezionista d’arte, nonché editore) Erling Kagge «camminare può significare vedere sé stessi, amare la terra e lasciare che il corpo si muova al ritmo dell’anima».

Attratta dalla cultura visuale a 360 gradi, ha conseguito la laurea in arti visive presso l’Accademia di belle arti di Brera e, dopo, la specializzazione in Visual Cultures e pratiche curatoriali. Ha seguito numerosi progetti nell’ambito di ricerche interculturali e interdisciplinari e si interessa di tutto ciò che è underground. Attualmente collabora come autore per Rai Ladinia e scrive per magazine online e cartacei.

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