Anche in tempi di lockdown e restrizioni sugli spostamenti fisici, non è detto che non sia possibile viaggiare, soprattutto nell’accezione di conoscere, attraversando i canali del web. Già in varie occasioni, in questi ultimi mesi, abbiamo scritto di progetti online sviluppati a partire da questa condizione che sembra privilegiare l’isolamento ma che, in realtà, ci invita a ripensare a modelli relazionali alternativi. In questo senso si struttura Sumac Space, piattaforma online dedicata all’arte e agli artisti di quella grande e complessa area geografica e culturale del Medio Oriente che, in occidente, spesso si conosce solo in maniera superficiale.
Prima tappa di questo viaggio è “Present Continuous”, collettiva visitabile online e incentrata sul tema dell’influenza dei media sulla trasformazione della vita quotidiana, che riunisce le opere di Benji Boyadgian, Taha Heydari, Farzaneh Hosseini, Christine Kettaneh, Siavash Naghshbandi, Timo Nasseri, Anahita Razmi. A parte quella espositiva, Sumac Space presenta anche una nutrita sezione biografica, per approfondire le ricerche degli artisti anche attraverso una serie di interviste.
Sviluppata dai curatori Katharina Ehrl e Davood Madadpoor, l’idea di Sumac Space risale al periodo precedente alla pandemia ma la realizzazione è avvenuta proprio nel corso dei mesi più duri del lockdown e, alla luce degli ultimi risvolti e di quelli che ancora verranno, acquista una “percorribilità” ancora più significativa.
«Miriamo ad attivare l’immaginazione contro i pericoli dell’economia dell’attenzione nella valanga della rappresentazione digitale. Ora più che mai, abbiamo bisogno di ripensare l’uso del World Wide Web, oltre a sperimentare nuove/vecchie forme, nuovi modi di incontrarsi (ri) utilizzando gli attuali canali di comunicazione e le loro potenzialità. Riconoscendo questo, il web può essere utile sia come un veicolo alternativo sia come reinvenzione di come fare le cose, come creare nuove dimensioni per gli spazi pubblici», spiegano i curatori Ehrl, nata a Monaco e specializzata nell’arte della diaspora, e Madadpoor, originario dell’Iran e diplomato in studi curatoriali all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Dunque, l’arte del Medio Oriente diventa una sorta di pretesto poetico ed estetico per ampliare il nostro punto di vista al di là di un confine non tanto arbitrario quanto egemonizzato. «In un contesto sociale e politico difficile, il Medio Oriente ha conosciuto negli ultimi anni un notevole rafforzamento artistico. Sumac Space intende così affrontare temi centrali e le urgenze contemporanee per rispecchiare il presente attraverso la lente degli artisti coinvolti», continuano i curatori.
La collettiva “Present Continuous” sarà visitabile online fino al primo dicembre.
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