Alessandro Pavone, È stato un tempo, 2020
Circa un secolo fa il pescasserolese Benedetto Croce, poi promotore di quel primo disegno di legge sulla tutela e salvaguardia del paesaggio che avrebbe portato alla fondazione nel 1923 del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, comparava il godimento estetico dato dalle opere d’arte con quello provato di fronte alla natura, dichiarando la necessità di proteggere la natura come si protegge l’arte. Oggi, 2020, il dialogo tra arte e natura si è arricchito, complicato, e continua a attrarre interesse, come dimostra il progetto ARTEPARCO, nato da un’idea di Paride Vitale e arrivato alla sua terza edizione, con partner d’eccellenza come BMW e SkyArte.
Un tempo è stato, di Alessandro Pavone, è l’opera site specific scelta quest’anno per arricchire il sentiero C2 del Parco, vicino Pescasseroli (AQ), nel regno dell’orso marsicano e a pochi passi dai faggi vetusti dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Si tratta di una enorme mano di legno adagiata esanime su un clivo erboso, costruita di tronchi scolpiti con la motosega e montati con una precisissima tecnica a incastro, ricalcando le forze statiche e dinamiche muscolari e strutturali alla base di una mano.
All’insegna della più civile sostenibilità, punto fondamentale di tutto il progetto ARTEPARCO, il legno della scultura proviene dal tronco di un grande albero di larice già morto, abbattuto qualche anno fa da una violenta tempesta, in Trentino, la regione di provenienza dell’artista. L’opera è completata dalla piantumazione di un giovanissimo albero nella terra su cui poggia la mano, tra le dita.
Il tema della mano, che per lo scultore diviene occhio, strumento di apprendimento, si combina quindi in questo caso con una riflessione sul ciclo di vita naturale che sembra suggerire morte e vita come stati di uno stesso processo, prevedendo nel tempo il riassorbimento dell’opera nella natura.
Un interesse aggiunto del progetto ARTEPARCO, infatti, risiede nel seguire i cambiamenti e le mutazioni delle opere anno dopo anno, già visibili in parte nelle opere delle due edizioni precedenti, Animale Vegetale (Il Cuore) di Marcantonio (2018), e Specchi angelici di Matteo Fato (2019), e assistere negli anni al modo in cui la natura si riprenderà le opere, e se ne prenderà cura, secondo le intenzioni di ARTEPARCO.
E proprio oggi, mentre siamo al centro di epocali trasformazioni nel nostro rapporto con la natura, che ci fanno capire ormai come in quel rapporto qualcosa a un certo punto sia andato veramente storto, l’idea che il passaggio dell’uomo debba essere un passaggio senza impronte diviene non solo una promessa ma una necessità etica, per assicurare la protezione di quei tesori di diversità che sono oggi i parchi nazionali, e che fanno parte nel nostro DNA culturale e identitario. Una mano che non modifica ma protegge, quindi, come l’opera di Pavone.
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