Robert Montgomery, The future is an invisible playground
The Future Is A Risk of Our Hearts è il titolo dell’opera site specific di Robert Montgomery presentata per BASE Milano. Artista e poeta nato Chapelhall, in Scozia, nel 1972, Montgomery lavora da anni mescolando forma, luce e linguaggi, disseminando manifesti e parole luminose nello spazio pubblico, per aprire diversi spunti di riflessione sul mondo contemporaneo. Dalla soglia dell’entrata dell’ex Ansaldo, l’opera, una scritta luminosa con le parole The future is an invisible playground, dialoga con la piazza antistante, guardando così al mondo e a ciò che stiamo vivendo attualmente.
«Con l’emergenza Covid ci troviamo in un momento in cui il nostro presente appare molto difficile, e anche in un certo senso stranamente congelato. Per questo ho voluto creare per BASE un’opera che parla del futuro e rappresenta il mondo che ritorna in vita», ha spiegato Robert Montgomery che, in occasione della presentazione del suo lavoro per BASE Milano, abbiamo raggiunto per farci dire di più, in particolare sulla sua scelta di associare l’idea del futuro sia al concetto del rischio che all’immagine del parco giochi.
«Penso che al giorno d’oggi ci troviamo sul confine tra la catastrofe ecologica e un futuro eco-sostenibile. Abbiamo l’opportunità di ricostruire a partire dalla crisi Covid-19 investendo nell’ economia green ed in infrastrutture ecologiche, con energia solare, eolica e rinnovabile. È stato anche un anno davvero molto difficile e abbiamo bisogno di un senso di speranza collettiva; credo che sia diventato necessario una nuova visione del futuro usando gli aspetti più belli della nostra immaginazione – questo è il parco giochi invisibile di cui parlo – e il futuro sai, è sempre un rischio dei nostri cuori», ha raccontato Montgomery.
L’installazione site specific di Robert Montgomery inaugura la nuova programmazione artistica di BASE, in cui, in diversi momenti dell’anno, artisti nazionali e internazionali invitati a Milano collaboreranno con lo spazio sul concetto di porosità, riflettendo su pubblico e privato, centro culturale e città, limite e sconfinamento e sugli “spazi tra”, intesi come luoghi di scambio e di contatto, re-immaginando il loro significato. Abbiamo chiesto a Linda Di Pietro, curatrice e direttrice del programma BASE Milano, qualche anticipazione riguardo al nuovo calendario.
«Il programma di In Between è in piena evoluzione, ho avviato interlocuzioni con altri artisti internazionali che possano interpretare con linguaggi diversi la soglia porosa che divide BASE dalla città, per esplodere la domanda sul ruolo dell’arte nel rapporto con lo spazio pubblico. Al momento stiamo lavorando anche alla creazione di una rete con altri centri culturali ibridi, affini a BASE, per far sì che le opere abbiano una circuitazione sul territorio nazionale. In un momento in cui le persone non possono attraversare i confini regionali, le opere viaggiano, in un collegamento ideale tra città e comunità diverse, che dia nuova voce ai luoghi della cultura contemporanea».
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