Il LAC (Lugano Arte e Cultura), apre i suoi spazi. Ed è proprio dal concetto di âspazioâ e ambiente nellâarte che si può iniziare a descrivere, meglio di qualunque altra presentazione, la nuova vita di questo edificio imponente allâesterno ma dalle sale âleggereâ, progettato dallâarchitetto Ivano Gianola.
Un museo che in realtà è lâunione di altre istituzioni: il Museo dâArte della Svizzera Italiana, che insieme al Museo Cantonale dâArte e Museo dâArte di Lugano, saranno allâinterno del LAC, mentre resta separata Palazzo Reali, storica sede del Cantonale.
Tutto prende il nome di MASILugano, e come ha ricordato il direttore Marco Franciolli, ÂŤlâinsieme è nato dalla volontĂ di dare una realtĂ piĂš solida a quello che si è seminato negli ultimi 25 anni, tra i diversi musei, che hanno sempre avuto finora identitĂ separateÂť. A cominciare ad esempio dalla struttura degli edifici storici del Cantonale e del Museo della Svizzera italiana che, dati i loro spazi ridotti, spesso hanno comportato limitazioni nei progetti e nellâesposizione delle collezioni. Lugano, insomma, non aveva un luogo decisivo per le arti, che fosse in qualche modo non solo in dialogo, ma competitivo con il restante panorama culturale svizzero e con la vicina Milano.
Eppure la Svizzera è anche uno strategico punto di passaggio. Ci sono voluti però dieci anni per completare lâopera, con una spesa che si è aggirata intorno ai 250 milioni di franchi, ma che oggi sembra aver messo tutti dâaccordo sulla necessitĂ di avere questa punta di diamante in cittĂ . ÂŤIl LAC è una realtĂ che potrĂ portare valore aggiunto al nostro territorio, consolidare lâidentitĂ di Lugano come crocevia culturale. Qui la forza propulsiva del privato è preziosissima, e con la regia discreta delle istituzioni permette di creare una rete virtuosa che sostiene e rafforza la crescitaÂť, sono state le parole del sindaco della cittĂ , Marco Borradori.
Ma ora entriamo al museo, iniziando dal finale, ovvero da quella grande mezza parete frastagliata da tagli, su un fondo metallico di rame, riflettente ma caldo: è Lucio Fontana, un Concetto Spaziale del 1962 (New York 10), composto da tre elementi, che vi accoglie al primo piano, a fare da contraltare alla figura umana di Alberto Giacometti, in una delle sale piĂš belle della mostra inaugurale âOrizzonte Nord Sudâ, curata da Franciolli e Guido Comis.
Ed è proprio la possibilitĂ di guardare la pittura nella sua terza dimensione che porta alla dimostrazione di unâaltra vita della scultura, imprendibile, quella di Giacometti appunto, con lâHomme qui Marche del 1960 che si staglia nel definitivo sfondamento prospettico: il paesaggio.
I dialoghi, infatti, non sono solo in mostra, ma anche con la cittĂ , la sua collocazione geografica, nel rimando continuo di unâidentitĂ situata proprio al confine di due punti di vista: il nord, appunto, e il sud. Ecco, anche qui, quello che dicono le autoritĂ cittadine: il LAC mira a diventare un nuovo polo di cultura sulla direttrice Milano-Zurigo.
Un incrocio possibile anche per rimarcare lâidentitĂ dellâultimo avamposto tricolore al di fuori del nostro Stato, in una Svizzera che â in base ai propri Cantoni â tende a promuovere di piĂš lâarte di Francia o Germania. E allora ben venga questo LAC che è in qualche modo â e ci si permetta questâaffermazione â lâultimo museo dâItalia.
Ma addentriamoci un poâ nelle sale, scoprendo una mostra che non affatica lâocchio e i percorsi, che tiene conto delle distanze, calibrata e pulita per far godere al massimo di autentici capolavori, da Casorati a Balla, da Segantini a Medardo Rosso. Certo i protagonisti âdellâarte europea ai due versanti delle Alpiâ non sono esattamente i piĂš contemporanei si possano trovare (lâarco di tempo che copre la mostra va infatti dal 1840 al 1960), ma è il punto di partenza per il LAC di mostrarsi alla cittĂ , di uscire allo scoperto con la sua collezione e, dunque, di nascere.
A principiare, anche in mostra, sono Caspar Wolf e Giovanni Battista Piranesi: due specchi di unâarea: lâItalia, e la fascinazione delle rovine che incontrano la natura; la Svizzera, con i suoi monti e un intervento dellâuomo che ancora è sottile, supportato anche dalla presenza di tre preziosi dipinti âticinesiâ di William Turner, unico pittore âstranieroâ legato a questa mostra.
E visto che, come abbiamo ricordato allâinizio, la luce e lâambiente sono indicazioni fondamentali per leggere il nuovo museo di Lugano (nonostante, talvolta, lâilluminotecnica delle opere non sia eccellente), merita uno sguardo attento anche la piccola parete dedicata al confronto tra Giorgio Morandi e Albert Anker: Ottocento e Novecento parlano tramite still life, che dal âverismoâ mutano quasi in pure forme, cosĂŹ come virano nel ritorno dei Valori plastici le modelle di Felice Casorati, in dialogo con FĂŠlix Vallotton: anche in questo caso si sfugge dal puro realismo e, nonostante una generazione di differenza, come scrive Giorgina Bertolino nel grande catalogo (Skira) che accompagna lâesposizione, i due artisti sono âaccumunati dalla misura intellettuale, razionale e sorvegliata che distingue la loro pittura â spesso confusa per pura cerebralitĂ â.
Insomma, questo piccolo Whitney, che ricorda il nuovo museo di New York per i pavimenti chiari e le ampie vetrate sul lago, scopre le carte con una complessitĂ non cervellotica, indagando le proprie radici, e non dimenticando che esiste, appunto, anche il contemporaneo.
Lo si mette in mostra con un vero e proprio âambiente spazialeâ firmato dallâartista inglese Anthony McCall (classe 1946), e la sua mostra âSolid Light Worksâ. In realtĂ sia âambiente spazialeâ che âmostraâ sono termini inesatti per definire quello che lâartista definisce un progetto di âcinema-scultoreoâ. Tramite il buio e la foschia artificiale, il LAC porta in scena quattro installazioni dellâartista che riprendono il concetto minimalista della luce come scrittura-scultura: di grande impatto emotivo, il corpo dello spettatore, come ricorda la curatrice della mostra Bettina Della Casa, viene trasformato âdalla sua abituale identitĂ di passivo fruitore in unâindividualitĂ in continuo stato di interscambioâ.
Abbiamo terminato? No, perchĂŠ oltre a quello che è il MASILac, fa parte del circuito del LAC anche un altro splendido spazio, che in occasione della messa in scena di âOrizzonte Nord Sudâ ha contribuito con diversi prestiti: è lo Spazio Meno Uno, ovvero la collezione di Giancarlo e Danna Olgiati, che per lâoccasione presentano unâinstallazione inedita di Giulio Paolini.
Si tratta del Teatro di Mnemosine, lavoro concepito dallâartista italiano tra il 1981 e il 1990, per la prima volta qui riunito sotto la sua supervisione, che segue le tracce della sfuggente Dea, appunto. Anche in questo caso, come in tutta la poetica di Paolini, è in gioco un dialogo. Stavolta è con lâartista Jean-Antoine Watteau e il suo Les Charmes de la Vie del 1718 che Paolini scompone in nove parti, tante quante le muse che Mnemosine generò dopo nove notti dâamore con Zeus. La vita però, si sa, a volte prende il sopravvento sullâarte e nonostante gli anni di lavoro per completare questo ciclo siano stati nove, i âpezziâ realizzati furono sei. Oggi, in realtĂ , questa distinzione non conta poi molto, anche perchĂŠ la percezione di immergersi come âattori-spettatoriâ in questa grande quinta (fatta realizzare da Paolini ad un pittore di scena, che ha traslato il dipinto di Watteau sulla misura di un vero fondale da teatro) ha a che fare con la scoperta della pittura, dove tutto lâambiente diventa palcoscenico dellâarte: ÂŤlo stratagemma di far ricopiare e ingigantire i nove particolari del quadro è anche la possibilitĂ di un confronto tra uomo e figura ideale. Tutto sembra galleggiare in uno spazio senza tempo, per una visione teatrale, piĂš che di opereÂť, spiega lâartista.
E i ringraziamenti, non di rito, ma decisivi per questo primo passo del LAC, non solo vanno al main sponsor Credit Suisse, ma anche appunto ai privati, che hanno reso possibile questo rapporto.
Lo dice chiaro e tondo Giancarlo Olgiati: ÂŤCon le possibilitĂ e le leggi della Svizzera si possono promuovere, in questo ultimo lembo della penisola, quei grandi artisti â giovani o meno â che in Italia hanno difficoltĂ , a causa dei problemi che tutti conosciamo in fatto di tutela e sostegno della cultura. Anche per questo abbiamo deciso di sostenere il LAC. Per restituire la cultura, indispensabile, che queste istituzioni trasmettono ai cittadini, in un rapporto che possa contribuire a rendere civile una comunitĂ Âť. Benvenuto, LAC.