CREPI L’AVARIZIA

di - 11 Febbraio 2009
Dubai è un’isola in continua creazione, irrisolta e lucente. Dubai è terra di confine, che ingigantisce in un sol luogo i tratti di Oriente e Occidente, capovolgendoli. Diventando così, per l’arte contemporanea e i suoi mercati, area di dominio perfetto. Non a caso, a Dubai l’estetica si misura come la ricchezza: secondo verticalità e verticosità. Seguendo cioè le linee ascendenti di prezzi, costi e grattacieli. Il mondo dell’arte contemporanea reagisce a tale floridezza e, su questo terreno facile, facilmente s’innesta, attecchisce e cresce.
Dopo i successi ottenuti gli scorsi anni, nel 2009 Art Dubai aumenterà le sue proporzioni e le modalità di presentazione dell’arte, più le proposte in programma. Alla kermesse, che aprirà al pubblico dal 19 al 21 marzo, parteciperanno oltre 65 gallerie, tra le più presenti e presenzialiste al mondo (impossibile non notare la parigina Perrotin, la multi-nazionale Aicon e le due italiane Continua e Persano). Per questa terza edizione faranno capolino anche realtà espositive più “nuove”, come le gallerie del Nord Africa e del Sud-est asiatico, del Medio Oriente e del subcontinente indiano (fra le altre, Sfeir-Semler di Beirut, la Anant Art Gallery di New Dehli e la Atassi Gallery di Damasco).
Per quanto riguarda le novità assolute, invece, è stato conferito per la prima volta un premio da un milioni di dollari, che tre coppie di curatori e artisti dovranno spartirsi per realizzare le loro proposte. I team che si sono aggiudicati l’Abraaj Capital Art Prize sono stati annunciati prima della pausa natalizia. A loro spetterà di mettere a frutto uno dei premi più ricchi al mondo, un fondo nato per dare la possibilità di realizzare lavori che tengano conto di nuovi contagi estetici e concettuali in fieri tra curatori internazionali e artisti provenienti da angoli del mondo meno trafficati dall’art system. Le opere entreranno poi a far parte della collezione aziendale di Abraaj Capital.
Cristiana Perrella curerà un lavoro di Kutlug Ataman intitolato Strange Space, nel quale l’artista rivolge la macchina da presa su di sé, presentando la registrazione di una performance e parte di un suo recente progetto, Mesopotamian Dramaturgies, centrato sul rapporto fra Oriente e Occidente, sulla globalizzazione e sulla tradizione delle culture locali. La coppia Carol Solomon-Zoulikha Boubadellah, invece, esporrà Walk on the Sky. Pisces, un’evocativa installazione a soffitto che ricrea il cielo notturno, illuminato dalla riproduzione della costellazione dei Pesci. Una mappa tridimensionale ricostruita attraverso un insieme poligonale di stelle luminose. Il terzo progetto, presentato da Leyla Fakhr e Nazgol Ansarinia, sarà un lavoro di esplorazione delle strutture e delle forme della vita contemporanea. Con Untitled (working title), l’artista presenterà un enorme tappeto, intessuto secondo le più antiche tecniche persiane, ma creato per rappresentare, attraverso fantasie diverse e differenti disegni, gli intrecci della quotidianità, chiusa nella mappa simbolica della propria irregolarità.
Finalmente, dunque, con queste tre opere l’intento che si era prefissato il Global Art Forum – un’elitaria area di discussione legata ad Art Dubai e frequentata da pensieri e parole di quaranta tra artisti, curatori, dealer, accademici e critici – si è realizzato. Per la terza edizione della fiera, con l’Abraaj Capital Art Prize sarà in parte possibile affermare che l’arte contemporanea, stanziata nel tempio del business, non è solo un mezzo di scambio, ma può anche esser intesa come un tramite per condividere e ampliare idee.
Non a caso, è stata un’attenta animatrice dei dibattiti del Global Art Forum a diventare presidente della commissione incaricata di coordinare il comitato di selezione per l’assegnazione del premio. Ed è proprio con Savita Apte che ne abbiamo parlato.

Quali sono gli obiettivi di Art Dubai 2009?

Come tutti sanno, il 2008 ha chiuso con un anno finanziariamente difficile, tanto che ha costretto ognuno di noi a concentrarsi principalmente su problemi di tipo economico. Ad Art Dubai questo verrà tenuto presente. In verità, il nostro primo obiettivo è quello di mantenere alta la qualità delle gallerie grazie alle quali ci siamo distinti, obiettivo utile anche a rafforzare una serie di nostre attività-satellite non commerciali, come il Global Art Forum. Il nostro focus quest’anno si concentra sulla Palestina, una nazione pregnante sia in vista delle circostanze attuali sia per quanto riguarda la varietà delle performance artistiche finora presentate. In aggiunta, l’avvento di Contemparabia è per noi uno stimolo in più per migliorare il circuito dell’arte di Dubai, sperando di attirare il maggior numero possibile di collezionisti e investitori.

E allora perché organizzare il premio Abraaj Capital Art?
Il premio è un’iniziativa istituita dall’Abraaj Capital – una società araba d’investimenti finanziari -, un riflesso delle loro politiche aziendali. Art Dubai ha solamente facilitato questa incredibile iniziativa, prestando la propria esperienza e il proprio supporto. Abraaj Capital ha ritenuto necessario che artisti provenienti dal Nord Africa, dal Sud-est asiatico e dai Paesi arabi ricevessero l’attenzione internazionale che meritano. Questo premio è un brillante modo per promuovere le ambizioni e le carriere degli artisti appartenenti alla cosiddetta area Mensa (Middle East – North Africa – South Asia), ai quali da questo momento in avanti è permesso sognare in grande.

Che peculiaritĂ  ha il premio?
Il premio Abraaj Capital è il più generoso riconoscimento artistico mai concesso nel mondo. Tre artisti e tre curatori internazionali, grazie a un milione di dollari, sono stati incoraggiati a mettere in pratica un loro progetto che non è mai stato realizzato. Il premio Abraaj Capital, anziché valorizzare un lavoro che è già stato prodotto, deve essere utile a istigare artisti potenziali a superare le loro stesse possibilità.

Quali sono, secondo lei, le caratteristiche vincenti delle tre coppie di artisti e curatori alle quali è stato assegnato il premio?
Benché ancora non possa divulgare nello specifico tutti i dettagli dei tre progetti, posso rivelare che i vincitori sono tre lavori estremamente interessanti. Nazgol si è concentrato a lavorare con le tecniche tradizionali, per produrre un rivestimento del pavimento che incanterà i visitatori per il suo uso di simbolismi popolari e di iconografia tradizionale. Il lavoro di Kutlug è un incredibile film girato sullo stile del documentario, mentre l’opera di Zoulikha mira a riportare antichi testi islamici di astronomia a “illuminare” l’audience contemporanea attraverso un’installazione dal titolo Walk on the Sky. Pisces.

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Il resoconto di Art Dubai 2008

a cura di ginevra bria

*foto in alto: Sissi Farassat – Mosque – 2006 – fotografia a colori con lustrini – cm 57×85 – courtesy Galerie Kashya Hildebrand, Zurich


dal 18 al 21 marzo 2009
Art Dubai Fair 2009
Madinat Arena – Dubai
Info: info@artdubai.ae; www.artdubai.ae

[exibart]

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