Due Visioni del Mediterraneo, veduta della mostra, Matera, 2026
Alla Fondazione Sassi di Matera ha aperto Due Visioni del Mediterraneo, progetto espositivo promosso da Lart Universe che, fino al 29 ottobre 2026, mette in relazione due percorsi distinti ma accomunati da una medesima matrice culturale. La mostra si articola in due sezioni: Il vento surreale del Mediterraneo, dedicata a Salvador Dalí e curata da Beniamino Levi, e Archetipi in dialogo, focalizzata sulla ricerca di Alessandro Valeri con testo curatoriale di Giorgio Calcara.
Il primo nucleo espositivo ripercorre il rapporto tra Dalí e il paesaggio mediterraneo, inteso non tanto come sfondo quanto come elemento generativo del suo immaginario. Luoghi come Cadaqués e Port Lligat emergono come matrici simboliche, dove luce, vento e morfologia naturale contribuiscono alla costruzione di un universo visivo sospeso tra realtà e visione. In questo contesto prende forma anche l’iconografia degli orologi molli, concepita nel 1931, che restituisce un’idea di tempo instabile, plasmato dalla percezione.
Il percorso include alcune opere emblematiche, tra cui la Space Venus, rilettura surrealista della Venere di Milo, e The Laurels of Happiness (1974), appartenente al ciclo After 50, in cui il paesaggio mediterraneo si intreccia alla dimensione biografica dell’artista e al rapporto con Gala. A queste si affiancano fotografie di Robert Descharnes, che documentano il legame tra Dalí e i luoghi della sua formazione.
La mostra costruisce un parallelo con Matera, individuando un’affinità tra il Mediterraneo marino e quello “terrestre” rappresentato dai Sassi. Se lungo le coste catalane il paesaggio è definito da acqua e vento, nella città lucana è l’ingegno umano ad aver trasformato questi elementi in architettura, attraverso sistemi di raccolta idrica come il Palombaro Lungo e la rete di cisterne sotterranee.
La seconda sezione, Archetipi in dialogo, presenta una selezione di opere fotografiche realizzate da Alessandro Valeri nell’arco di 30 anni. Al centro della ricerca si colloca la figura femminile, interpretata come archetipo originario e dispositivo di connessione tra culture mediterranee. La donna appare come una moderna “Magna Mater”, attraversando simbolicamente tradizioni e mitologie, da Cibele a Cerere fino ad Afrodite.
L’immaginario di Valeri si sviluppa intorno a riferimenti che spaziano dai canoni classici alle suggestioni surrealiste, includendo figure come Man Ray e lo stesso Dalí. Il Mediterraneo emerge qui come spazio generativo, quasi un “liquido amniotico” culturale che unisce civiltà e immaginari.
Tra i progetti presentati figura anche la serie Sepphoris, avviata nel 2011 in seguito a un’esperienza dell’artista in un orfanotrofio nei pressi di Nazareth. Il lavoro, già presentato come evento collaterale alla Biennale di Venezia 2015, riflette sulla dimensione della cura e sulla “normalità del bene”, con un approccio che intreccia pratica artistica e responsabilità sociale.
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