E l’Accademia diventa una Biennale

di - 6 Settembre 2016
Al Forte di Fortezza/Franzensfeste (BZ), nel luogo che per sua stessa natura rappresenta l’immobile, troveremo altro rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare di vedere in una zona di difesa e di controllo. La prima edizione di ACADEMIAE, la prima Youth Art Biennale, inaugurata a luglio e aperta al pubblico fino al 30 ottobre, ci dispiegherà all’esperienza dell’attraversamento e contraddirà l’idea monotematica di mostra che spesso convoglia gli spettatori in sguardi direzionati su un unico versante.
Il titolo di questa prima edizione, organizzata dall’associazione ArtintheAlps della quale è presidente Patrizia Spadafora e curata da Christiane Rekade e Francesca Boenzi, è “Throwing Balls in the Air” e fa riferimento alle serie fotografiche degli anni Settanta di John Baldessari nelle quali vengono immortalate tre palle lanciate in aria fra le palme della California. Nelle opere dell’artista statunitense la visione si apre alla ricerca di una traiettoria nella quale si potrebbe rintracciare un segmento con il proposito di stabilire una forma di equilibrio all’interno di una struttura totalmente arbitraria. Seguendo lo stesso intento del processo artistico di Baldessari, le curatrici hanno così deciso di mettere in dialogo le opere di trentacinque giovani artisti emergenti provenienti dalle più importanti scuole e università d’Europa, dando vita, nel Forte, alla costruzione di un’atmosfera e attuando concretamente lo spazio alla progettazione di nuove situazioni. La moltitudine di opere in mostra, tecniche, materiali utilizzati e discipline prese in causa ne sono la prova. Come nelle opere del grande artista statunitense, anche qui il sistema narrativo e la forza del linguaggio sono dominanti, le connessioni fra le opere e lo spazio che le ospita si fanno evidenti e hanno un intento sovversivo. Il tentativo è chiaramente quello di evincere gli aspetti di un tracciato differente e costruire una linea aperta al transito, mettendo in luce un punto di vista giovane che irrompe fra le righe di un sistema ormai claustrofobico. Stiamo parlando del nostro Vecchio Continente a pezzi, imprigionato nelle sue stesse condizioni e bloccato al valico dai suoi confini interni.
Patrizia Spadafora ci parla di questa Biennale come di «un’occasione; un’energia attiva nell’evidenziare i punti innovativi in un’Europa ormai schiacciata da vecchie burocrazie e gestazioni. Si è cercato di costruire un luogo capace di dare messaggi, di fare in modo che questa diventasse un’opportunità», ci dice. «Le accademie sono gli spazi dove le idee prendono forma, il nostro intento è quello di costruire un ponte fra le diversità e formulare un reciproco arricchimento; l’arte è un linguaggio universale, che apre la sensibilità di una visione e toglie le barriere». E ancora: «La mostra vuole mobilitare un ideale, i giovani sono il futuro, bisogna aprirsi a loro, accogliere le loro idee e operare per una nuova presa di coscienza collettiva». E, parlando di questa posizione di confine, ci spiega: «Lo scambio culturale e le identità multiple sono la forza di questa nostra Europa, volevamo creare l’occasione per un incontro internazionale includendo anche la realtà locale, esposta qui nel padiglione Südtirol».
La mostra ci fa dunque prendere coscienza del fatto che l’interazione è arricchimento e le parole di Patrizia Spadafora ci invitano a questo dialogo convocando ogni spettatore a rispondere della sua stessa presenza in esso. Il problema del confine si dispiega alla nostra attenzione quotidianamente, ci allerta dell’incidenza che sta coinvolgendo il mondo. Siamo apertamente chiamati a prendere atto della frontiera e dei passaggi che, al suo interno, intercorrono per metterci al fronte.
Solo facendo esperienza in questa linea fatta di sentieri imprevedibili si potrà provare il senso e l’esperienza della traiettoria stessa. In questa mostra si percepisce lo sprigionamento di un respiro ampio e profondo, disposto a dare ossigeno e alle idee per il progetto di una nuova unione, nell’attitudine di una connessione. Sarà il legame fra elementi che si intromettono abusivi nella solita visione a fare la differenza. L’incontro di nuove forze – i giovani, le idee, le opere – nell’area che per definizione ha una funzione tattica difensiva, permette invece la registrazione di un nuovo movimento e aumenta la possibilità dello stabilirsi di altre posizioni facendosi esso stesso portatore di nuove incursioni per aprire al prospettiva di importanti punti strategici.
Fortezza questa estate è il punto dove si snoda il tutto, è il territorio del transito. È qui che la pratica dell’esposizione diventa occasione e, grazie al suo proposito, rivaluta la sua stessa attività per mezzo dell’esperienza del passaggio. Academiae è il luogo dove l’intersezione arbitraria fra i confini, questo attraversamento, si farà visibile.
Potremo dunque affermare che il fronte, in contraddizione con se stesso, diventa il territorio per evadere dalla staticità di un unico senso, perché, nel suo essere interruzione di una direzionalità specifica, si fa luogo di una nuova energia. E, all’interno di queste mura, custodirà con la cura propria del suo carattere difensivo tutte le diversità che sono lì, pronte ad incontrarsi.
La scoperta di questa mostra al fronte è allora la capacità di liberare tutta la forza che lo caratterizza per renderla comunicativa, rilevandone il mutamento. Nelle stanze che ospitano le opere nulla si suddivide in settori e tutto si sottopone all’attenzione di un linguaggio differente. Academiae, dunque, non si ferma all’idea di esposizione e basta. Propone interazioni, performance, lavori site specific, contaminazioni e fino al 30 ottobre ci dà la possibilità di formare e riformulare un dialogo.
Nel posto più serrato dell’Alto Adige, fra i muri solidi e scrostati del Forte di Fortezza, scoprirete dunque il seme di un fiore giovanissimo. Andateci nell’ora della siesta; sarete accolti da un caldo silenzio, accompagnati dall’atmosfera verde che cinge le sue mura. Si sentirà la vena del fiume che scorre da qualche parte fuori e sembrerà tutto così vivo. Vi sentirete partecipi di una unione facoltosa, di pensieri e strumenti, azioni, gesti e relazioni, e non troverete nessuna sbavatura: sarà tutto così chiaro e forte.
Cinzia Pistoia

Attratta dalla cultura visuale a 360 gradi, ha conseguito la laurea in arti visive presso l’Accademia di belle arti di Brera e, dopo, la specializzazione in Visual Cultures e pratiche curatoriali. Ha seguito numerosi progetti nell’ambito di ricerche interculturali e interdisciplinari e si interessa di tutto ciò che è underground. Attualmente collabora come autore per Rai Ladinia e scrive per magazine online e cartacei.

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