Essere umani, oggi: la parola agli autori del PhEst di Monopoli

di - 29 Agosto 2023

Dall’1 settembre all’1 novembre 2023, PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte, torna ad animare le strade di Monopoli, in Puglia. Il tema dell’ottava edizione è: “Esseri Umani”. Cosa vuol dire essere “esseri umani”? Quanto sono ancora umani i racconti racchiusi nelle nostre foto e quanto l’intelligenza artificiale sta cambiando le immagini che lasceremo a chi verrà dopo di noi?

Uno dei fotografi che esporranno al PhEST è Ingmar Björn Nolting con Eviction. Nolting Vive e lavora come fotografo freelance a Lipsia, in Germania ed è uno dei membri fondatori del collettivo DOCKS. Eviction documenta la lotta degli attivisti ambientalisti contro lo sgombero del villaggio di Lützerath, una frazione vicino alla città di Erkelenz, nella Renania settentrionale-Vestfalia, imposto dalla compagnia energetica RWE, che vuole estrarre i milioni di tonnellate di lignite che giacciono sotto il loess, un tipo di roccia sedimentaria, di Lützerath.

© Ingmar Björn Nolting

Le foto, scattate mentre era in Germania come inviato del New York Times, sono state in parte pubblicate sulla testata statunitense e altre in un altro articolo a sua firma sul Guardian, dal titolo The eviction of Lützerath: the village being destroyed for a coalmine – a photo essay.

© Ingmar Björn Nolting

Ma con l’arrivo dell’AI, cosa cambia nel fotoreportage? E quali testimonianze lasceremo a chi verrà dopo: le foto rielaborate di Instagram? «Credo che la richiesta di fotoreportage che testimonino la realtà, con foto che siano vere, sia in aumento proprio a causa dell’ascesa dell’intelligenza artificiale – ci risponde Nolting – Noi esseri umani siamo interessati alle storie vere di altri esseri umani. È così da quando si raccontavano storie attorno al fuoco migliaia di anni fa. Penso che questo desiderio di storie reali non possa essere sostituito da un’intelligenza artificiale. Noi fotografi, oggi, dobbiamo essere il più accurati e trasparenti possibile. La realtà non può essere generata da un’AI. Ed è nostro compito mostrare alle persone la differenza».

© Ingmar Björn Nolting

Al PhEST anche il fotografo Koos Breukel, uno dei più prolifici e apprezzati ritrattisti dei Paesi Bassi. A Monopoli espone scatti della collezione Me We, considerata la sua opera magna, che riunisce le immagini dei primi 30 anni della sua carriera. Le fotografie raffigurano ogni fase della vita, dalla nascita alla morte, e appaiono come una retrospettiva della carriera di uno dei più grandi ritrattisti dei nostri tempi.

© Koos Breukel

Due avvenimenti hanno influenzato il suo modo di vedere la realtà attraverso un obiettivo: un grave incidente e la morte di un suo amico per HIV. In occasione della mostra abbiamo cercato di capire il suo approccio alla fotografia, che è sì tecnica, ma anche il frutto delle emozioni, intese come una sorta di filtro sull’obiettivo.

Può quindi l’AI guardare gli esseri umani con lo stesso occhio di un fotografo? «Sono un fotografo della vita reale e non lavoro con l’intelligenza artificiale, quindi non posso rispondere – esordisce Breukel -. Forse il tempo lo dimostrerà, ma penso che la vita umana, le emozioni, siano troppo imprevedibili e personali per essere altrettanto belle se costruite artificialmente in una foto. Siamo toccati dalla vita reale, non da quella artificiale».

© Koos Breukel

Se l’AI non può cogliere i sentimenti, cos’è oggi un fotografo e cos’è oggi una foto? «Non credo alle favole – continua Breukel – non mi piacciono le foto messe in posa, impostate, che trovi in giro, come non mi piacciono i film Disney. Per me essere un fotografo, oggi, significa ancora realizzare foto che ritraggono la vita reale, la quotidianità, non delle messe in scena. Un fotografo deve cogliere un evento, un momento, un sentimento o un’emozione che è molto speciale nella propria vita. Non penso che si debba “recitare” in una foto. Ovviamente grazie a tutte le immagini e i dipinti del mondo, è facile ottenere uno scatto perfetto della nascita di un bambino. Sappiamo fare foto a comando. Ma per me il fatto che qualcuno sia stato testimone di quell’evento intimo, l’interazione tra fotografo e soggetto e il modo in cui abbiano raggiunto questa intesa che consente al fotografo di cogliere quell’attimo, conta più del fatto che una foto rappresenti perfettamente la “nascita”».

© Phil Toledano

Tra gli artisti al PhEST anche Phil Toledano, artista concettuale inglese, che trova nelle tematiche socio-politiche la principale fonte di ispirazione per i suoi progetti. Le sue foto sembrano appena scattate in una New York degli anni ’40. I suoi lavori conservano il gusto retrò delle foto in bianco e nero rielaborate con la tecnologia digitale. Another America è un riflesso di un mondo incerto. Ci mostra qualcosa che è familiare, ma allo stesso tempo non lo è. Ambientato alla fine degli anni ’40, durante l’età d’oro del fotogiornalismo, quando una fotografia corrispondeva alla verità, fa uso dell’Intelligenza Artificiale per destabilizzare ancor di più il senso della veridicità dell’immagine fotografica.

© Phil Toledano

Tra gli italiani Alessandro Cinque, nato a Orvieto, in Umbria. Fotogiornalista con base tra Stati Uniti e Perù, il suo lavoro esplora i problemi ambientali e socio politici dell’America Latina, legati soprattutto all’impatto devastante dell’estrazione mineraria sulle comunità indigene quechua e sulle loro terre. Alpaqueros indaga gli effetti del cambiamento climatico in Perù sugli allevatori di alpaca, “migranti climatici” costretti a traslocare verso altitudini sempre più alte o ad abbandonare il loro stile di vita e trasferirsi in città a valle. Il progetto aspira anche a mostrare gli sforzi scientifici mirati al contrasto degli effetti del cambiamento climatico sugli alpaca e al miglioramento della resilienza nei geni degli animali.

© Alessandro Cinque
© Alessandro Cinque

Molti altri gli artisti confermati: Jan Fabre, Lisa Sorgini, Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, Elinor Carucci, Zed Nelson, Cristina De Middel, Giuseppe Gallo, Robin Schwartz, Marieke van der Velden & Philip Brink, Siân Davey, Hanne van der Woude, Giulia Gatti, Brea Souders, Luisa Dörr, Anouk Kruithof, Noemi Comi, Tanya Tkachova, Glauco Canalis e Tomas Van Houtryve.

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