Facciamo pArte, il rebus di Elena Mazzi per la scuola Salvemini di Torino

di - 20 Dicembre 2022

Un sostantivo e un aggettivo, da una parte “umanità”, dall’altra “aperta”, due parole che interessano l’attualità più stringente ma anche suggestiva, che dialogano con la nostra presenza quotidiana come individui sociali, che possono prestarsi alle infinite possibilità di un gioco. Umanità e aperta, sono queste le parole individuate da Elena Mazzi, dai giovanissimi alunni della scuola primaria e della scuola secondaria dell’IC Salvemini di Mirafiori, a Torino, dalle loro insegnanti e, in alcuni casi, dalle loro famiglie, tutti coinvolti in un percorso di ricerca sul nostro tempo e sulla collettività che lo abita, attraverso il dialogo. Il progetto rientra nell’ambito di “Facciamo pArte. La scuola come piace a noi”, programma promosso da Fondazione Agnelli e voluto dallo stesso IC Salvemini, in collaborazione con la Pinacoteca Agnelli.

Si tratta di un percorso educativo partecipato e multidisciplinare, che riunisce gli ambiti dell’architettura, della narrazione, delle arti visive e di quelle performative, iniziato a maggio e proseguito fino a questi ultimi giorni del 2022. Parole e immagini non solo hanno facilitato il dialogo tra l’artista, gli studenti e i docenti ma sono state anche gli “elementi” che, al centro di vari laboratori, hanno portato a un processo di riappropriazione degli spazi scolastici e oltre, arrivando a un intervento artistico sulla facciata dell’edificio, come un messaggio rivolto al quartiere nella zona sud di Torino.

Nata a Reggio Emilia, nel 1984, attualmente tra Torino e Nizza, Elena Mazzi nella sua ricerca artistica ha spesso lavorato sulla riemersione e sulla reinterpretazione di vissuti, storie, sogni, leggende che, latenti sui territori, caratterizzano le comunità locali. Partendo da un’osservazione che al metodo antropologico giustappone una prospettiva olistica, Mazzi esplora questi processi immaginativi e di pensieri, con l’intenzione di scoprire le fratture che separano gruppi sociali e individui e ripararle. I suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e collettive in Italia e all’estero, presso spazi indipendenti e sedi istituzionali, come der TANK a Basilea, MADRE a Napoli, ar/ge kunst a Bolzano, Sodertalje Konsthall a Stoccolma, Whitechapel Gallery a Londra, BOZAR a Bruxelles, Museo del Novecento a Firenze, MAGA di Gallarate, GAMeC di Bergamo, MAMbo di Bologna, AlbumArte di Roma, Sonje Art Center di Seoul, Palazzo Fortuny di Venezia, GAM di Torino, Fondazione Golinelli di Bologna, e poi alla 16ma Quadriennale di Roma, alla 14ma Biennale di Istanbul, alla 17ma BJCEM Mediterraneo Biennale.

Il progetto “Facciamo pArte” è nato nel 2021 come parte di un dialogo fra Fondazione Agnelli e le aziende del gruppo Exor, incentrato sulle modalità di intervento nel campo dell’istruzione in ambito ESG – Environmental, Social, and corporate Governance. Lo sviluppo del progetto, declinato insieme alla Pinacoteca Agnelli, ha delineato un percorso che ha coinvolto studenti, famiglie e quartiere, nell’umanizzazione degli spazi scolastici, per approfondire la conoscenza dei propri spazi e il senso di appartenenza alla scuola e al proprio quartiere che, oggi, presenta una composizione sociale eterogenea, in
passato prevalentemente operaia. La presenza di alloggi popolari, costruiti soprattutto negli anni ’60 per i lavoratori Fiat, ha reso nel tempo il quartiere appetibile a famiglie di varie provenienze geografiche.

«Ogni fase del progetto ha avuto a cuore la riflessione sul concetto di fare parte di una comunità scolastica e la possibilità di farlo attraverso l’arte», ha raccontato Elena Mazzi. «Si è discusso dell’uso di parole e immagini specifiche, partendo dalla struttura architettonica della scuola, luogo che i bambini vivono ogni giorno. Dalla struttura fisica dell’edificio si è poi passati a identificare un sentire comune di appartenenza, un essere parte di una comunità», ha continuato l’artista. «Mi capita spesso di sviluppare un processo artistico attraverso l’uso di laboratori, momenti di condivisione e di scambio. Credo che l’arte sia un ottimo strumento di lavoro collettivo, proprio perché libero da concetti predefiniti. Lavorare con questi bambini è stato per me un tassello sicuramente importante». Per questa occasione, Mazzi ha scelto un “medium” trasversale, il rebus, che per sua costituzione unisce parola e immagine in un binomia inscindibile di senso: «Portare questo linguaggio in codice a scuola è un modo per confrontarsi, con delicatezza e gioco, su un tema stringente: il riconoscimento dei diritti di bambini/e e adolescenti che si identifica con lo Ius Scholae».

I bambini, insieme alle loro insegnanti, su suggestione dell’artista, hanno giocato e ragionato insieme su immagini e lettere, con l’obiettivo di trovare parole significative per la scuola e il suo contesto, da tradurre poi visivamente sulla facciata dell’edificio attraverso la proposta di rebus, da inventare e risolvere. Al termine del processo sono stati scelti per le installazioni il sostantivo “umanità” e l’aggettivo “aperta”. La nuova facciata della scuola diventa così uno scenario quotidiano significativo e significante, una presenza da interrogare e alla quale rivolgersi, un simbolo e un invito per gli abitanti del quartiere e per chi lo attraversa.

«L’opera di Elena Mazzi è il risultato di un processo partecipato ed è un contenitore di messaggi potenti e attuali, in grado di unire la comunità e di rappresentarla nel suo presente e nel suo futuro», ha affermato Sarah Cosulich, Direttrice della Pinacoteca Agnelli, intervenuta alla presentazione dell’opera site specific insieme alla dirigente scolastica Barbara Floris, al Presidente della Fondazione Agnelli John Elkann, al Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, all’assessora all’Istruzione della Città, Carlotta Salerno, al Presidente della Circoscrizione 2, Luca Rolandi, e alla Dirigente tecnica Elena Cappai, in rappresentanza dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte. «L’opera che vediamo oggi è l’opera di una comunità che speriamo si riconosca nei concetti di apertura e umanità e li renda punti di partenza per nuove riflessioni, ogni giorno», ha concluso Cosulich.

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