GEMINE MUSE: NON TUTTO FA ARTE

di - 5 Giugno 2009
Gemine muse è una mostra nata a Padova nel 1999 e successivamente si è diffusa in tutta Italia, diventando un evento di portata nazionale grazie agli archi di GAI – associazione per il circuito dei Giovani Artisti Italiani”, racconta Teresa Iannotta dal cortile interno della sede storica di Palazzo Moroni.
Quest’anno inauguriamo contemporaneamente ad altre 22 città. Per questa sesta edizione sono coinvolti circa centocinquanta artisti e trenta curatori. L’idea iniziale era quella di far confrontare giovani artisti con palazzi storici o musei delle loro città; in realtà l’idea si è poi evoluta e ogni città ha potuto scegliere la propria formula. Per il 2009 abbiamo pensato di trasformare l’incontro che originariamente era tra museo e artista in un incontro tra la città e l’artista”. E a Padova qual è stata la scelta? “La mia proposta è stata quella di mettere a confronto tre artisti [Antonio Guiotto, Lucilla Pesce e Lucia Maggio, N.d.R.] con la realtà dei mezzi di trasporto tanto pubblici come il tram quanto privati come le biciclette, entrambi rappresentativi per la realtà padovana. Il concetto di questa operazione è e resta quello di portare l’arte contemporanea nelle strade e nelle attività di ogni giorno. Ormai non si può più considerare l’arte come quell’elemento che trova posto solo nei musei e che quindi si deve cercare per forza”.

Dunque, fino al 30 giugno – sotto l’egida di Angela Vettese – Ancona, Bari, Biella, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Cremona, Ferrara, Forlì, Genova, Messina, Milano, Modena, Novara, Padova, Pavia, Prato, Roma, Teramo, Torino e Trento sguinzaglieranno i loro giovani artisti nuovamente (come nella scorsa edizione) per la città. La manifestazione mantiene l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico italiano, d’incoraggiare la sperimentazione artistica e d’infittire un dialogo culturale fatto di esperienze, idee e concetti che i giovani artisti (invitati o selezionati tramite bandi di concorsi) trasmetteranno.
Il mezzo di dialogo è un percorso di lavori inediti che entrino in relazione con le grandi opere d’arte e architettura urbana del Belpaese. “Manifestazioni come Gemine Muse”, ha spiegato Angela Vettese, “chiamano l’arte dei più giovani a un appello: chiedono loro di non adagiarsi alla generale accettazione guadagnata dalla categoria di ‘arte contemporanea’ e di provare se stessi anche fuori dal nido e dagli asili protetti”.
Questa kermesse nazionale per fortuna non ha assunto la rigidezza della placida monumentalità, ma ha trovato il proprio sapore adattandosi ai luoghi di volta in volta coinvolti. Ecco alcuni esempi. A Roma, venti giovani artisti selezionati lavorano sul tema del Dinamismo nella sale monumentali del suggestivo e poco noto Museo Pietro Canonica, incastonato dentro Villa Borghese, sotto la cura di Massimo Mostacci. A Torino, a Palazzo Madama, tre artisti emergenti sfidano il pubblico con una fine invasione degli ambienti (si veda Silvia Ruata, che installa fra colonne e capitelli le sue pietre che cantano, nel Lapidario Medievale).
Mentre al Museo di Storia Naturale di Novara, Bugatti e Pepe trasfigurano con le loro manipolazioni dotte dell’hortus conclusus, orchestrando due mostre personali composte da presenze surreali e visionarie sotto l’influenza della letteratura di Mary Shelley. A Genova, nel circuito dei Musei di Strada Nuova, Sant’Agostino e Accademia Ligustica, quattro artisti lavorano sul tema Interpretazioni contemporanee dell’abito nell’arte, con uno sguardo diretto, proprio nel centenario del Futurismo, al vestito anti-neutrale concepito da Balla nel 1914. Alesi, Bombonato, Chiesa, Labo e Giordano propongono una personale sfumatura di concezione di abiti intesi come performance di tessuti, tra materiali di riciclo, mise fantastiche ed effetti dinamici, flirtando con le atmosfere dei luoghi che li ospitano.
A Pavia, invece, sette artisti visivi e due compagnie di teatro-danza installano teatri urbani fra i Musei Civici e il Castello Visconteo, il Palazzo del Broletto e la Chiesa di Santa Maria Gualtieri, per rappresentare il loro Viaggio nel tempo – Dall’arte alla vita all’arte. A Milano, otto artisti hanno preso possesso del Castello Sforzesco, interpretando il tema Nothing but a show.
Mentre a Cremona, venti personalità creative intervengono sui muri dell’ex ospedale psichiatrico, del Foro Boario, di Piazza Roma, del Ponte sul Po e dell’Ex carcere (tutti resi spogli per Gemine Muse) attraverso l’operazione La Parete Desnuda – Vivere la città tra storia e oggi. L’intento è quello di sottolineare gli aspetti interpretativi e immaginativi delle opere contemporanee e contestualizzarle nel tessuto urbano. La parete messa a nudo è, dunque, metafora di luogo restituito alla città e ai suoi abitanti, negli elementi che ne fondano il significato sociale.

Luoghi re-interpretati attraverso i linguaggi del contemporaneo, in grado di svelare elementi di collegamento, di cambiamento e di differenza. Tra passato e presente.

ginevra bria


dal 18 aprile al 30 giugno 2009
Gemine Muse 2009
a cura di Angela Vettese
Info: GAI – Associazione per il circuito dei Giovani Artisti Italiani – Via San Francesco da Paola, 3 – 10123 Torino; tel. +39 0114430020 / 800807082; fax +39 0114430021; info@giovaniartisti.it; www.giovaniartisti.it/gm/

[exibart]

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  • Solito baraccone italiano per far mangiare più persone possibili (che non siano gli artisti ovviamente). 300 comuni, 300 curatori e 900 artisti non retribuiti. Come soffocare anche lepoche cose buone che ci saranno dentro.

  • e' assurdo che palermo una delle città piu attive artisticamente in italia non partecipa a gemine muse perche non ha una sede g.a.i in citta'!
    gli artisti della citta' di palermo anche se giovani e competitivi non rientrano tra la " giovanissima creativita' italiana" dire vergogna e' poco.

    la solita banalita' della proposta espositiva e culturale italiana.

    un focus diffuso ma fate ridere qualcun altro.

    vergogna!

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